Nemmeno la Lega è più certa che allargare le maglie della legittima difesa sia il modo migliore per affrontare la campagna elettorale in vista delle elezioni. Il disegno di legge a prima firma di Claudio Borghi, scritto sotto la forte pressione del segretario Matteo Salvini, non ha il supporto dell’intero partito. Una parte dei parlamentari ha infatti criticato l’approccio sviluppato a seguito del “caso Roggero“, il gioielliere condannato per aver ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo.
Primo tra tutti c‘è il no del sottosegretario leghista alla Giustizia Andrea Ostellari, che ha già fatto sapere ai vertici del Carroccio di non sostenere il ddl. Secondo Repubblica, poi, anche l’avvocata Giulia Bongiorno non sarebbe d’accordo con il contenuto del ddl, così come l’ex magistrata Simonetta Matone. Tre nomi di peso che rischiano di spaccare una Lega che già risente delle pressioni dell’ala nordista.
Cosa prevede il ddl sulla legittima difesa voluto da Salvini
Il testo scritto da Borghi e dal deputato Andrea Barabotti potrebbe presentare alcuni profili di incostituzionalità. Come già annunciato da Salvini, l’obiettivo del ddl è quello di aumentare i casi in cui i giudici possono riconoscere la legittima difesa. Nel provvedimento si legge che “in caso di aggressione a mano armata all’interno del proprio domicilio o luogo di lavoro, qualsiasi reazione posta in essere nell’immediatezza del fatto da chi subisce l’aggressione è non punibile, indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati”.
A preoccupare, poi, è la volontà del partito di rendere la norma retroattiva. In questo modo, Mario Roggero potrebbe uscire dal carcere senza dover attendere un’eventuale grazia da parte del Presidente della Repubblica. Secondo Salvini la norma è necessaria perché “non si può mettere sullo stesso piano il criminale e l’omicida abituale con colui che ha reagito a un’aggressione”. Con questo testo, però, verrebbe meno anche la proporzionalità della legittima difesa. Il Quirinale, dunque, potrebbe non dare il suo via libera.
FI scettica e Vannacci attacca: “C’era già il mio emendamento”
Per il momento da FdI non giungono chiusure nei confronti del ddl. Il partito della Presidente del Consiglio è però impegnato con un altro disegno di legge, riguardante stavolta il diritto al risarcimento a coloro che compiono reati. Sulla necessità di eliminare questo provvedimento è d’accordo l’intera maggioranza. Da Forza Italia, invece, arriva una critica alla Lega da parte del viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto: “Dispiace che una proposta di tale rilevanza sia stata avanzata senza un preventivo confronto con gli altri alleati di governo. Così rischia di creare più incertezze che soluzioni”.
Critico anche il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, che si è detto d’accordo sul contenuto del ddl, ma ne ha criticato le tempistiche. “Bastava approvare il nostro emendamento”, ha spiegato, per poi etichettare l’iniziativa di Salvini come una “strumentalizzazione elettorale”. Lega e Fn continuano a contendersi lo stesso spazio politico. Il ddl sulla legittima difesa sembra dunque l’ennesimo tentativo del Carroccio di battere sul tempo l’ex generale e guadagnare consensi in vista delle prossime elezioni.
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