Cade la tesi del guardasigilli Carlo Nordio sulla separazione delle carriere: Giuliano Vassalli, ideatore del Codice di procedura penale nel 1989, infatti, non si è mai schierato a favore della riforma e l’intervista al Financial Times citata come prova non è mai esistita.
L’articolo attribuito a Vassalli, datato 19 febbraio 1987 e rilanciato online nel 2024, non risulta pubblicato dal quotidiano inglese. La smentita arriva da più fonti vicine al giurista. Alberto Macchia, suo assistente alla Corte dei conti, chiarisce a Repubblica che Vassalli non è mai stato intervistato dal quotidiano inglese. Anche Giorgio Lattanzi, ex presidente della Consulta, conferma che Vassalli non voleva “toccare affatto” la Carta costituzionale.
Infatti il giurista riteneva necessaria una riforma del processo penale proprio per l’esperienza maturata in magistratura: vedeva una contaminazione tra potere politico e giudiziario, una politicizzazione della giustizia e un passaggio continuo tra ruoli di giudici e politici.
Invece, nel pamphlet diffuso da Nordio in vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, si ribadisce che Vassalli non era contrario alla separazione delle carriere.
Si sgretolano così i pilastri della narrazione usata contro la riforma e l’intervista mai uscita e l’idea di un Vassalli “conservatore”. Resta il dato politico: il dibattito sulla separazione delle carriere si gioca sui fatti, non sulle bufale.
