«Questo è diventato un caso di Stato, dove il Governo ha deciso che Fakir doveva morire così e va bene così». Il legale che assiste la famiglia di Abderrahim Fakir, Fabio Anselmo, condanna così le continue interferenze da parte delle più alte cariche dello Stato. Dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini a quello dell’Interno Matteo Piantedosi, passando per la stessa premier Giorgia Meloni. La loro tendenza a difendere, a qualsiasi condizione, le forze dell’ordine – secondo Anselmo – corrisponde a un’assoluzione indiretta degli agenti coinvolti, senza che la Procura di Bologna abbia ancora completato le opportune verifiche.
«Mi chiedo che cosa stiamo facendo e per quale motivo stiamo spendendo i soldi dei contribuenti in un’indagine dove le massime autorità di Governo interferiscono ogni giorno. Poi queste indagini vengono secretate perché l’esposizione mediatica nocerebbe alla serenità dell’attività giudiziaria, che è svolta dalla stessa questura che ha ricevuto ministri ed esponenti politici di questo governo», evidenzia Anselmo, «È letteralmente grottesco tutto l’impegno che l’autorità giudiziaria e noi stiamo mettendo in questo procedimento, già reso impossibile dallo scudo penale, quando ogni giorno un esponente del Governo assolve gli agenti». La critica converge soprattutto sulla figura del ministro Piantedosi, che pur affermando di non voler interferire con il lavoro della magistratura, ripete continuamente si essere «sicuro che ci sia stata tutta l’attenzione, l’adeguatezza e la ponderatezza nell’operato degli agenti».
Le indicazioni contenute nella circolare diffusa nel mese di maggio 2026 e il consueto programma delle scuole di polizia, però, spiegano chiaramente come vada effettuata la manovra di contenimento eseguita dagli agenti su Fakir e soprattutto quali errori potrebbero rivelarsi fatali.
Gli inquirenti ora dovranno stabilire se la presenza del sangue nei polmoni, confermata dall’autopsia, sia riconducibile all’eccessiva pressione esercitata sul suo torace oppure se derivi dall’assunzione di cocaina da parte del 43enne. Nel frattempo, è arrivata la risposta degli esponenti della Lega alle accuse di Anselmo: «Frasi gravi e inaccettabili. Giù le mani da Polizia e Croce Rossa».
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