La riunione di Forza Italia a Palazzo Madama è degenerata in un «lunghissimo sfogatoio». Così viene descritta dai diciannove senatori che hanno partecipato all’incontro presenziato dal segretario del partito, il vicepremier Antonio Tajani. Cresce, infatti, la frustrazione tra gli azzurri, stanchi delle sistematiche prevaricazioni da parte degli alleati. Le preferenze, e quindi la legge elettorale, rimangono il nodo principale. Ma il confronto si estende anche all’approccio «prepotente» di Giorgia Meloni e Matteo Salvini, che peraltro è più debole di Forza Italia ai sondaggi. «Siamo schiacciati dalla tracotanza delle altre forze della maggioranza, con una violenza lontana dal nostro modo di fare politica, che ci danneggia. Noi siamo troppo responsabili», sentenzia il sottosegretario Alberto Barachini. A quel punto, Tajani interviene nel tentativo di tranquillizzare i compagni di partito, ma il suo discorso motivazionale finisce per confermare l’opinione che i forzisti hanno degli alleati.
«Noi contiamo più della Lega», riflette, «nonostante la prepotenza di Salvini, basta vedere il caso Consob: volevano prevalere, ma abbiamo vinto noi, perché siamo più forti». Il ministro degli Esteri passa poi a Fratelli d’Italia, troppo inamovibile sul Melonellum: «Io i fascisti li conosco bene qui a Roma, capiscono solo la forza». E quindi conclude: «Dobbiamo essere coesi, ci facciamo del male. Non c’è più Berlusconi: come sa Galliani, nel Milan non c’è più Van Basten». Il senatore chiamato in causa replica: «Sì, ma dopo di lui è venuto Lapadula e siamo arrivati settimi».
Il dibattito sul Melonellum
Lo Stabilicum, o Melonellum, non convince i forzisti. L’unica ad aprire uno spiraglio è la ministra per le Riforme istituzionali Elisabetta Casellati: «Ormai la riforma passa», poi precisa, «ma non possiamo subire così». Un approccio che si scontra con le perplessità avanzate dalla capogruppo Stefania Craxi, vicina a Marina Berlusconi, che critica frontalmente il segretario del partito: «Non hai difeso Forza Italia dalle sparate di La Russa. E delle preferenze non hai mai discusso con noi». Quando infatti il presidente del Senato aveva proposto a Meloni di reintrodurre le preferenze con un emendamento ad hoc, Craxi aveva immediatamente chiarito: «Non ve lo votiamo».
Il motivo principale, per cui gli azzurri fanno muro, lo riassume il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo: «Si rischiano personaggi loschi. Non diventiamo il partito delle sagre, serve qualità». Un appunto al quale Tajani replica: «Potevamo fregarcene delle sagre quando c’era Berlusconi, ora dobbiamo cambiare modulo». Infine, per giustificare il cambio di rotta sul testo della legge elettorale, il ministro degli Esteri fa riferimento all’incoerenza di Matteo Salvini: «Stavamo vincendo, poi sono andato a Marcinelle, c’è stata una riunione e Salvini ha detto sì». Inizialmente, infatti, anche gli esponenti del Carroccio avevano avanzato delle perplessità sul testo proposto da Fratelli d’Italia, per poi cambiare idea improvvisamente in vista del voto in Aula.
La riunione degli azzurri, quindi, si è conclusa con un nulla di fatto. Nel pomeriggio Tajani ha incontrato Meloni e Salvini. I tre «big» della maggioranza hanno parlato di balneari e di legge elettorale. L’accelerazione sull’approvazione dello Stabilicum ha subito inevitabilmente un contraccolpo importante: il termine fissato per proporre gli emendamenti slitta al primo settembre, la discussione in Aula al 9 e l’approvazione al 15. È quanto stabilito dalla presidente del Consiglio.
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