Stefania Galli racconta da Dubai ore che definisce “di terrore”, vissute tra boati, esplosioni in cielo, allarmi sul telefono e la sensazione di essere improvvisamente bloccati lontano da casa.
Secondo la sua testimonianza, tutto inizia “attorno alle 10:30” del giorno precedente, quando arriva la notizia di un attacco americano-israeliano sul suolo iraniano, ma la città appare inizialmente tranquilla, “un weekend come tutti gli altri”. Per questo, spiega, decide di andare in spiaggia nella zona di Kite Beach, senza immaginare come sarebbe cambiato il pomeriggio poche ore dopo.
I primi boati e la paura in spiaggia
Arrivati in spiaggia verso “le 14:30”, Stefania riferisce di aver udito “due fortissimi boati” che spaventano lei e le persone con cui si trova. Racconta di aver capito dai social e dai media che si trattava di un “attacco missilistico iraniano” verso basi americane ad Abu Dhabi. Nonostante lo stato di agitazione, prova a mantenere la calma, finché – dice – sente “due fortissime esplosioni sopra la nostra testa”, attribuite a missili intercettati dalle difese degli Emirati.
La corsa a casa e le esplosioni serali
A quel punto, spiega di aver “perso la lucidità”, iniziando a urlare e correre senza sapere cosa fare, e decide di rientrare subito a casa. Una volta nell’abitazione, verso “le 19:00–19:15”, riferisce nuove esplosioni così forti da far vibrare i vetri della stanza. Aggiunge di essersi affacciata e di aver registrato con il telefono missili intercettati, raccontando anche che alcuni frammenti avrebbero colpito “un hotel molto famoso sulla Palma”.
L’allarme nella notte e la sensazione di essere bloccati
Nel suo racconto, la serata prosegue con ansia e angoscia, scegliendo di restare chiusi in casa. Intorno a “mezzanotte e 30”, dice di aver ricevuto un allarme sul telefono, un suono molto forte, con un messaggio del governo che invitava a rimanere in casa e a ripararsi, mentre fuori si sentiva “una raffica di esplosioni”. Stefania descrive anche la sensazione “fastidiosa” di essere bloccati in un Paese, con lo spazio aereo chiuso e l’idea di non poter rientrare.
Il giorno dopo: boati al mattino, poi apparente calma
La mattina successiva, racconta di essersi svegliata con “altri tre boati” e “altre tre forti esplosioni” udite dalla finestra del suo appartamento. Nelle ore seguenti, però, la situazione le sembra “un attimino migliorare”: non sente più esplosioni, ma nota il passaggio continuo di aerei militari sopra la testa. Conclude dicendo che la paura resta “tantissima”, ma che fortunatamente stanno bene e sono al sicuro, augurandosi che tutto finisca al più presto.
A cura di Giulio Strocchi
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