giovedì 13 Agosto 2026

Pierre Vermeren:“L’ondata migratoria viene usata come arma politica per ricattare l’Europa”

Secondo l'esperto Vermeren Rabat intervistato da Repubblica, il governo marocchino su Ceuta avrebbe inviato un messaggio a Madrid

Di Redazione
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L’ondata migratoria che ha investito Ceuta non sarebbe stata soltanto un’emergenza umanitaria, ma anche uno strumento di pressione politica. È questa la tesi di Pierre Vermeren, professore di storia contemporanea alla Sorbona e tra i principali studiosi del Marocco, intervistato da la Repubblica. Secondo l’esperto, il passaggio di migliaia di persone verso l’enclave spagnola sarebbe stato favorito dalla sospensione dei alla frontiera da parte delle autorità marocchine. «Sono state le autorità marocchine a togliere i controlli alla frontiera con Ceuta e a consentire consapevolmente a quell’ondata di migranti di penetrare dentro all’exclave spagnola», ha dichiarato Vermeren, ipotizzando anche che il trasferimento dei giovani fino alla frontiera possa essere stato organizzato.

“Non ci sono , ma la dinamica fa pensare a un’ organizzata”

L’esperto precisa che non esistono «prove inconfutabili» di un coinvolgimento diretto dello Stato marocchino, ma considera «molto probabile» un ruolo delle autorità. Il punto centrale, secondo Vermeren, è la rapidità con cui si è verificato l’afflusso: «D’un colpo i controlli della alla frontiera sono cessati. E d’un tratto decine di migliaia di giovani l’hanno superata». Una dinamica che, secondo il professore, sarebbe difficilmente spiegabile senza un’organizzazione alle spalle, vista la posizione geografica di Ceuta, isolata e distante dai principali centri urbani marocchini.

La crisi come avvertimento alla Spagna

Per Vermeren, l’obiettivo di Rabat sarebbe stato soprattutto : mandare un segnale al governo spagnolo. «Se persistete, ecco cosa può accadere», sarebbe il messaggio inviato da Rabat a Madrid. Al della tensione ci sarebbero i rapporti tra Spagna, Marocco e . Dopo il riavvicinamento di Madrid ad , il Marocco avrebbe voluto ricordare la propria capacità di condizionare gli equilibri regionali. «Rabat ha voluto ricordare che le due exclave spagnole, Ceuta e Melilla, non sono legittime e rappresentano un residuo del colonialismo», ha spiegato Vermeren.

Ceuta e Melilla, il punto debole della frontiera europea

Le due città autonome spagnole sulla costa africana rappresentano da anni un tema sensibile nei rapporti tra Madrid e Rabat. Secondo l’esperto, la crisi avrebbe mostrato la vulnerabilità di questi territori: «Basta sospendere i controlli della polizia marocchina ed ecco cosa rischiano». La gestione dei flussi migratori diventa così una leva diplomatica, con il controllo delle trasformato in uno strumento di pressione nei confronti dell’Europa.

Dietro l’emergenza, il disagio sociale del Rif

Vermeren collega inoltre l’arrivo dei migranti alla situazione economica della regione del Rif, da cui proverrebbero molti dei giovani coinvolti. Un’area storicamente povera, dove migliaia di persone non trovano prospettive occupazionali. «Nel Nord resta un esercito di centinaia di migliaia di giovani senza lavoro», ha spiegato il professore a la Repubblica, sottolineando come molti, anche con un livello di istruzione elevato, siano privi di opportunità. La crisi di Ceuta, quindi, secondo questa lettura, unisce due elementi: il disagio sociale interno e l’utilizzo dei flussi migratori come strumento di pressione internazionale. Un fenomeno che riapre il dibattito europeo sul rapporto tra gestione delle frontiere, e relazioni diplomatiche con i Paesi di origine e transito.

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