giovedì 13 Agosto 2026

Meloni spinge l’Ue sul fallimentare modello Albania: centri di rimpatrio fuori dall’Europa

Roma prepara il pressing a Bruxelles per replicare il modello Albania: nel mirino hub per i rimpatri in Paesi terzi ma resta l'incognita della Corte sui centri italiani

Di Redazione
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L’Italia punta a estendere a livello europeo il cosiddetto “modello Albania”, proponendo la creazione di nuovi hub per il rimpatrio dei migranti irregolari in Paesi terzi considerati sicuri e finanziati con risorse dell’Unione europea. La proposta sarà presentata martedì dal ministro dell’Interno al Consiglio straordinario dei ministri dell’Interno dell’Ue, convocato dopo la crisi migratoria esplosa a Ceuta.

I Paesi candidati a ospitare gli hub

Nella bozza italiana compare un primo elenco di Stati potenzialmente disponibili ad accogliere i centri. La maggior parte si trova in Africa: Ghana, Senegal, Tunisia, , Mauritania, Egitto, Uganda ed Etiopia. Tra i candidati figurano anche Uzbekistan, Armenia e Montenegro. In particolare, Uganda e Montenegro sono indicati tra le opzioni più concrete: sul primo hanno già manifestato interesse anche Germania, Austria e Paesi Bassi. Resta però aperto il nodo delle risorse economiche necessarie per finanziare il progetto.

La richiesta italiana sull’attuazione del Gsp+

Oltre agli hub, il governo italiano chiederà una rigorosa applicazione del Gsp+, approvato dall’Ue e operativo dal 1° gennaio 2027. Il meccanismo collega le agevolazioni commerciali concesse ai Paesi in via di sviluppo alla loro effettiva nel riammettere i presenti irregolarmente sul territorio europeo. L’obiettivo è rafforzare la cooperazione sui rimpatri attraverso incentivi economici.

Il futuro del centro in Albania

Parallelamente, il governo punta a rendere pienamente operativo entro la fine dell’anno il centro di , in Albania. Nelle scorse settimane Piantedosi ha spiegato che la struttura potrà tornare alla funzione originariamente prevista una volta superati i contenziosi giudiziari e completati i necessari passaggi giurisdizionali. Il progetto iniziale prevedeva la gestione fino a 3.000 persone al mese, per un totale massimo di 36.000 migranti all’anno, attraverso procedure accelerate per l’esame delle richieste di asilo. Tuttavia, il piano è rimasto incompleto. Dall’ dello scorso anno il sito opera esclusivamente come Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr), con il transito di alcune centinaia di persone e un numero limitato di rimpatri. Il complesso comprende un centro per richiedenti asilo da 880 posti, un Cpr da 144 posti e un istituto penitenziario da 20 posti. A Schengjin è stato inoltre realizzato un hotspot destinato ad accogliere i migranti soccorsi nel Mediterraneo centrale, ma i trattenimenti disposti sono stati più volte bocciati dalla magistratura.

L’emergenza di Ceuta e l’appello del Papa

La riunione europea si svolge mentre proseguono i rimpatri verso il Marocco dei migranti entrati a Ceuta il 30 . Intanto il bilancio delle vittime sale a 71. Sulla crisi è intervenuto anche Papa , che ha espresso preoccupazione per la situazione nell’enclave spagnola e ha auspicato “soluzioni di pace, stabilità e ” per affrontare l’emergenza migratoria.

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