La maggioranza fa quadrato e salva Andrea Delmastro. L’Aula della Camera, a scrutinio segreto, respinge la richiesta della Procura di Roma di autorizzare il sequestro e l’utilizzo delle chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia di Fratelli d’Italia e Mauro Caroccia, ritenuto dagli inquirenti presunto prestanome del clan senese. Passa la relazione della Giunta per le Autorizzazioni che proponeva il diniego: i sì sono 206, i no 133. Un voto politico prima ancora che procedurale, arrivato al termine di una giornata ad altissima tensione.
L’affondo di Schlein: “Meloni copre i suoi invece di pensare agli italiani”
Le opposizioni provano fino all’ultimo a trasformare il caso in un banco di prova sulla trasparenza del governo. La segretaria del Pd Elly Schlein chiama direttamente in causa Giorgia Meloni: “La presidente del Consiglio aveva scelto parole molto nette, aveva detto che non avrebbe più coperto nessuno. Perché la presidente del Consiglio sta facendo il contrario?”. Poi insiste: “Permettete che ogni dubbio venga finalmente chiarito. La trasparenza produce esattamente questo effetto, chiude le polemiche, rafforza la credibilità delle istituzioni e restituisce fiducia ai cittadini”. E ancora: “Per anni abbiamo ascoltato esponenti di Fratelli d’Italia dai banchi dell’opposizione sostenere che chi esercita funzioni pubbliche ha il dovere di sottoporsi a ogni verifica… Poi, arrivati al governo, questo principio è cambiato improvvisamente. La trasparenza continua ad essere invocata solo se riguarda qualcun altro, mai se riguarda se stessi e io mi chiedo perché le regole cambino ogni volta che ad essere coinvolto è qualcuno che appartiene alla stretta cerchia della presidente del Consiglio”.
La protesta dei 5 Stelle
Il Movimento 5 Stelle mette in scena una doppia protesta parlamentare. Alla Camera, al termine dell’intervento di Giuseppe Conte, i deputati sventolano i telefoni rilanciando la campagna #fuorilechat. “Un po‘ di dignità, fuori queste chat, tirate fuori i cellulari. Forza”, scandisce l’ex premier. “Qui oggi parliamo di uno scudo: contro il carovita, il calo degli stipendi, il crollo della produzione industriale? No, uno scudo per gli amici di partito, queste sono le priorità nei confronti dei cittadini, da cui siete distanti anni luce”. Ha detto il leader M5s intervenendo in Aula. “La maggioranza si appresta a scudare un amichetto di partito comprimendo il diritto di difesa di un cittadino, quindi vi infischiate anche dei diritti costituzionali. Avete macchiato con disonore le istituzioni, lo scudo vi appartiene per mentalità”, ha aggiunto Conte. In contemporanea, al Senato i senatori pentastellati gridano “Fuori le chat, fuori le chat”, costringendo la presidenza a sospendere temporaneamente la seduta. Dopo il voto, la protesta si sposta sotto i banchi della maggioranza: ancora cellulari alzati, ancora la richiesta di rendere pubbliche le conversazioni.
Il messaggio politico
Il risultato mette al riparo Delmastro sul piano parlamentare, ma non spegne lo scontro politico. Le opposizioni leggono il voto come la prova di un garantismo a corrente alternata. La maggioranza, invece, difende la scelta come tutela delle prerogative parlamentari e del perimetro delle garanzie costituzionali. Il muro della Camera, per ora, resta in piedi.
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