Le primarie non ci sono ancora, ma la sfida è già partita. Giuseppe Conte ha cominciato a muoversi come se la campagna elettorale fosse dietro l’angolo. L’audizione in Commissione Covid, il duello social con Giorgia Meloni, la linea sull’Ucraina e soprattutto il ritorno insistito sui gazebo fanno parte dello stesso disegno: accreditarsi come candidato alla guida del campo progressista. Nel Movimento gongolano. Conte ha ritrovato visibilità e, soprattutto, un avversario con cui misurarsi direttamente: la presidente del Consiglio. L’attacco della premier dopo l’audizione sul Covid è stato quasi un regalo comunicativo. L’ex premier cercava proprio quello: essere riconosciuto come il principale sfidante di Meloni. Ora Conte vuole accelerare. Primarie entro l’anno, possibilmente con il voto online. Un calendario e una formula che gli consentirebbero di trasformare rapidamente il consenso personale in una macchina elettorale.
Schlein costretta a rincorrere
Elly Schlein, invece, deve fare i conti con un problema doppio. Da una parte c’è Conte, che occupa lo spazio politico alla sua sinistra e parla già da candidato. Dall’altra c’è un Pd che sulle primarie non è affatto compatto. La segretaria sa che i gazebo potrebbero essere la strada per legittimare la propria leadership davanti agli elettori. Ma sa anche che potrebbero diventare un boomerang. Per questo preferirebbe arrivare al voto all’inizio del 2027, mentre Conte spinge per anticiparlo. E c’è un altro punto sul quale il Pd non sembra disposto a trattare: il doppio turno. L’idea è semplice. Se nessuno supera la soglia necessaria al primo turno, si va al ballottaggio. Nel partito confidano che, in uno scontro diretto con Conte, la struttura organizzativa e il voto più tradizionale possano favorire Schlein.
Il rischio del «terzo uomo»
Nel frattempo riemerge l’ipotesi di una candidatura alternativa. Dario Franceschini ha evocato la possibilità di un «terzo uomo», ma per ora il campo resta dominato dal duello Conte-Schlein. Nel Pd c’è chi teme che sostenere Conte significhi consegnargli non soltanto la candidatura a Palazzo Chigi, ma anche un pezzo consistente del partito. E c’è chi, al contrario, considera proprio le primarie l’unico modo per chiudere una volta per tutte la partita sulla leadership. «Fate un passo indietro entrambi» è il suggerimento che circola tra diversi dem. Ma nessuno dei due sembra intenzionato ad ascoltarlo.
Il M5S prepara la campagna
Nel Movimento, intanto, si ragiona già in termini di comitati elettorali. L’obiettivo non sarebbe soltanto vincere le primarie, ma trasformare la candidatura di Conte in una leva per rafforzare il M5S sul territorio.C’è poi un’altra ragione per accelerare: Alessandro Di Battista. Nel Movimento temono una sua possibile discesa in campo a sinistra. Con Conte candidato alla premiership, però, la sua eventuale corsa contro il M5S diventerebbe molto più complicata. Insomma , i gazebo sono ancora da convocare. Ma la campagna è già cominciata. E per ora Conte corre. Schlein prova a non farsi staccare.
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