Più che mettere in difficoltà Matteo Salvini, l’iniziativa rischia di colpire soprattutto chi, dentro la Lega, sta cercando di costruire un percorso per superarlo. A muoversi sono alcuni reduci della vecchia Lega Nord, guidati dall’ex deputato Gianluca Pini, che annunciano un comitato con l’obiettivo di chiedere la convocazione di un congresso e riportare in campo lo storico partito. «Il nostro comitato nasce per sbloccare il simbolo e scongelare il vecchio partito», spiega Pini. Un’operazione che potrebbe trasformarsi in una nuova battaglia interna e, soprattutto, in un contenzioso giudiziario sul simbolo della Lega e sullo storico Alberto da Giussano.
Una Lega ancora formalmente in vita
La vecchia Lega Nord, travolta dalla vicenda dei 49 milioni di euro di debiti che la nuova Lega continua a pagare, non è mai stata formalmente cancellata. Il congresso non viene convocato da nove anni, ma il partito è rimasto in vita come struttura residuale. Esiste ancora un segretario federale, Igor Iezzi, considerato vicino a Salvini, mentre sul sito ufficiale compare l’elenco dei componenti del consiglio federale. Tra i nomi figurano Lorenzo Fontana, Gianni Fava ed Erik Pretto, oggi passato a Forza Italia. Anche alcuni esponenti di primo piano della Lega, come Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti, risultano ancora legati alla vecchia struttura. Il paradosso è che quella che appare ormai come una formazione “di carta” conserva comunque elementi formali che potrebbero avere conseguenze politiche e legali.
Fontana prende le distanze
L’iniziativa di Pini rischia così di sovrapporsi al confronto già aperto sul futuro della Lega. Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, ha voluto prendere le distanze dall’operazione: «Ho sentito anche io di questa iniziativa ma non c’entra assolutamente niente con il discorso che stiamo portando avanti noi con Salvini». Il riferimento è al confronto interno tra Salvini e i principali governatori ed esponenti del partito, da Luca Zaia a Massimiliano Fedriga, passando per Fontana e Lorenzo Romeo, chiamati a discutere del futuro della leadership leghista.
Salvini attacca i promotori
Salvini considera invece l’iniziativa un tentativo di rientrare dalla finestra dopo essere stati messi ai margini. Il leader della Lega sostiene che a chiedere oggi il ritorno alla vecchia Lega Nord siano «coloro che hanno rischiato di uccidere la Lega e che ora si rifanno vivi in cerca di poltrona». E pone una domanda sui 49 milioni di euro di debiti: «Chi ha patteggiato per corruzione è disposto anche a farsi interamente carico dei 49 milioni di debiti che la Lega per Salvini premier ha trovato in eredità e che tuttora sta pagando?».
Il nodo del simbolo
La partita non è soltanto politica. Il punto centrale è anche giuridico: la vecchia Lega Nord conserva formalmente il riferimento al nome “Lega” e al simbolo storico di Alberto da Giussano, elementi utilizzati dalla formazione guidata da Salvini. Un eventuale congresso potrebbe quindi aprire un nuovo fronte legale, mentre la presenza degli iscritti rimasti nella vecchia struttura renderebbe ancora più complessa la situazione. Nel frattempo Salvini si prepara a convocare una nuova riunione con Zaia, Fedriga, Fontana e Romeo. Il tentativo è riaprire la trattativa sul futuro del partito. Ma mentre la Lega prova a scongelare il proprio passato, il rischio è che proprio quel passato finisca per complicare ulteriormente il confronto sul suo futuro.
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