lunedì 21 Settembre 2026

Grillo da Fedez contro il M5S: “Ora è un partito normale, dovrebbe chiamarsi in modo diverso”

Dal salotto di PulpPodcast, il fondatore del Movimento 5 Stelle torna a far sentire la propria voce. Un'intervista senza filtri che demolisce l'attuale corso grillino, attacca l'ex premier ribattezzato "reverendo Jones" e regala stoccate al veleno su politica, tv e magistratura

Di Redazione
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Ci volevano Fedez, Mr Marra e il microfono di Pulp Podcast per strappare al suo sdegnoso isolamento. E il comico genovese non ha deluso i cultori del genere, mettendo in scena una di quelle sue tipiche esibizioni tra il profetico e il triviale. Il piatto forte, va da sé, è la regolazione di conti con la creatura che fu sua e di . L’attuale ? Un cadavere che cammina. O meglio, un organismo colpito da una «paralisi della mente progressiva». L’affondo principale è tutto per Giuseppe , liquidato sbrigativamente come «il reverendo Jones» o «l’uomo che sussurrava ai cavilli».  E aggiunge sul : «Certo che dovrebbe chiamarsi in un modo diverso, io lo farei anche per dare valore al reverendo Jones, perché lui dovrebbe avere la sua faccia, con il suo stemma e mandare avanti… Lo faccio per lui. Non vedo una rinascita del movimento con quei valori perché è passato, ma vedo che alcune cose sono compostabili. Dicono che sono stato polverizzato, nella polvere però ci sono ancora i semi di qualcosa».

Tra dardi su Vannacci e la difesa di Ciro

Nessuno si salva dal fuoco di fila del . Roberto Vannacci viene bollato come una «decalcomania: più gli sputi sopra più si appiccica», destinato a campare solo di «domande stupide». Sulla Rai l’invettiva è una sentenza senza appello: «Una tv commerciale gestita male». Perfino i ricordi di si colorano di surreale, con i messaggi in codice scambiati con Mario Draghi («Le fragole sono mature», «I mirtilli ancora no»). Ma la corazza del provocatore cede all’improvviso quando il scivola sul dramma familiare del figlio Ciro, a processo per violenza di gruppo. Lì il padre prende il sopravvento sul comico: racconta di un ragazzo che sta maturando «con una spada di Damocle sulla testa», che ha collezionato un 110 e lode e ora studia da penalista per «gridare al mondo la sua innocenza» e difendersi da solo. Fuori dai microfoni resta la fotografia di un Grillo malinconico e nostalgicoc, convinto che nella polvere lasciata dalla sua creatura ci sia ancora qualche seme, ma consapevole che il della politica, oggi, recita un copione che non gli appartiene più.

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