Settimana lavorativa di 32 ore, invece di 40, a parità di salario. Era questa la proposta di Avs, M5s e Pd, affossata dalla maggioranza. La Camera dei deputati ha approvato l’emendamento soppressivo del testo di cui Nicola Fratoianni era il primo firmatario, seguito da Angelo Bonelli, Giuseppe Conte ed Elly Schlein. Walter Rizzetto (Fdi) ha sottolineato l’assenza di coperture e le potenziali ricadute sulla Pubblica Amministrazione: “Avrebbe un fabbisogno aggiuntivo di personale e questo potrebbe essere un primo grosso problema”.
Il testo prevedeva una sperimentazione triennale affidata alla contrattazione. Secondo il Censis, il 71% dei lavoratori era favorevole alla riduzione del tempo dedicato al lavoro. Il nono rapporto con Eudaimon sul welfare aziendale, pubblicato il 24 febbraio, evidenziava la risposta positiva considerando anche le condizioni – sia tecnologiche, che economiche – per applicarlo. La commissione Bilancio ha però dato parere contrario, elemento che ha convinto 132 deputati a rifiutare la proposta.
L’opposizione: “Ancora una volta no”
La maggioranza volta le spalle all’ennesima proposta dell’opposizione a favore dei lavoratori. Il no irremovibile sul salario minimo si somma così alla decisione dell’Esecutivo di negare la settimana corta.
Immediata la reazione del leader M5s Giuseppe Conte: “Una misura su cui oltre il 70% degli italiani – lavoratori n.d.r – è d’accordo, chiedevamo di ridurre l’orario da 40 a 32 ore settimanali senza tagli di stipendio, il tutto, peraltro, all’interno della contrattazione collettiva e prevedendo esoneri contributivi per quei datori di lavoro che avrebbero utilizzato tale possibilità”. E continua: “Maggioranza e governo, invece hanno detto ancora una volta no. L’unica cosa che sanno fare è proporre vergognose norme per aggredire i diritti dei lavoratori sfruttati e sottopagati”.
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