Il centrodestra festeggia il record di durata del governo proprio mentre si divide sul momento in cui chiudere la legislatura. Sul palco di Bari, la coalizione si ritrova unita per la celebrazione, ma profondamente spaccata sulla data del voto. La premier Giorgia Meloni vorrebbe accelerare i tempi dopo l’approvazione della legge di bilancio e della nuova legge elettorale, spinta dal timore che l’attesa possa erosionare i consensi della maggioranza a favore di altre forze politiche.
La strategia di Fratelli d’Italia
A delineare la strategia di Fratelli d’Italia è il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che apre all’ipotesi di un voto anticipato nella primavera del prossimo anno: «Si voterà a maggio? Nessuna preclusione, si vota quando è necessario. Prima c’è da approvare la legge elettorale, poi ne discuteremo». L’idea della premier è infatti quella di sterzare subito verso le urne una volta messi a punto i dossier principali.
La linea di Salvini
Di parere opposto sono invece gli alleati Matteo Salvini e Antonio Tajani, decisi a frenare la corsa verso il voto e a completare il mandato quinquennale. Il leader della Lega punta a sfruttare l’intero arco temporale a disposizione per portare a termine i progetti del suo ministero e dichiara fermamente a Milano: «Stiamo festeggiando il governo più longevo della storia della Repubblica, perché interrompere prima l’enorme lavoro che tutti stiamo facendo? C’è una scadenza ed è nell’autunno 2027. Ho tante cose da fare, tanti cantieri da portare avanti e vorrei arrivare fino all’ultimo giorno».
Sulla stessa linea si posiziona anche il segretario di Forza Italia e ministro degli Esteri. Intervistato a Cernobbio, Tajani conferma la volontà di rispettare i tempi previsti, mostrando poca propensione per scorciatoie: «La data? Per me è la fine della legislatura, si vedrà. Non ho problemi a votare un mese prima, due mesi prima, ma forse la data giusta è quella di fine legislatura».
Le perplessità sull’election day e i prossimi passi
Oltre alla tempistica generale, resta sul tavolo il nodo della convergenza tra elezioni politiche ed amministrative nelle grandi città, una possibilità che la presidenza del Consiglio sta valutando ma che presenta diversi ostacoli tecnici. Come sottolinea lo stesso Tajani: «Ci saranno problemi forse con l’election day per ragioni economiche, ma non c’è stata ancora una decisione». Il confronto interno alla maggioranza resta aperto, in un equilibrio precario tra la fretta della premier e il freno tirato dai suoi ministri.
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