domenica 25 Ottobre 2026

Ddl Antisemitismo, oggi in piazza oltre 250 sigle in tutta Italia contro la “norma-bavaglio”

Oltre 250 sigle in piazza a Roma e in 45 città contro il Ddl Antisemitismo alla Camera. La Rete #NoBavaglio denuncia una "norma-bavaglio" che colpisce la libertà d'informazione e il diritto di critica a Israele

Di Redazione
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

Grande mobilitazione in tutta Italia contro il disegno di legge sull’antisemitismo. Oltre 250 sigle scendono in piazza a Roma, davanti a , e in altre 45 città in concomitanza con l’esame del testo in alla Camera. La protesta è promossa dalla Rete #NoBavaglio assieme a un vasto fronte di organizzazioni sociali e politiche.

Le accuse dei promotori: “A rischio il diritto di critica a “

In una nota congiunta, i promotori denunciano l’impostazione della legge. Si tratta di “una vera e propria ‘norma-bavaglio’ che, basata sulla definizione , equipara ad antisemitismo le critiche verso le politiche del Governo d’Israele, e i suoi sostenitori, reprimendo così ulteriormente il diritto al dissenso, la libertà d’espressione e d’informazione”. L’obiettivo della norma, sostengono, sarebbe quello di “perseguire legalmente tutti coloro che denunciano pubblicamente le politiche coloniali, le violazioni dei umani, il genocidio, la pulizia etnica e l’apartheid praticati dallo Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese”.

Una rete diffusa da Nord a Sud e il caso della FNSI

Le manifestazioni si snoderanno “da Roma a Milano, Torino, Genova, da Firenze a Brindisi fino a Catania e Palermo”, unendo informazione, , scuola, università e comunità ebraiche e cattoliche. Gli attacchi contro la FNSI per l’adesione dimostrano, secondo i promotori, i rischi di . Il comunicato ribadisce che “criticare Israele non è antisemitismo ma è un diritto costituzionale che va salvaguardato per il bene della nostra “, evidenziando come la Legge Mancino fornisca già le tutele necessarie.

L’appello per adottare la Dichiarazione di Gerusalemme

I promotori chiedono di cambiare rotta: “Si può e si deve scegliere di abbandonare la definizione IHRA e adottare la Dichiarazione di Gerusalemme”, strumento non vincolante che tutela la libertà di critica. L’appello finale chiede una normativa che “difenda la della Shoah senza trasformarla in politica”, protegga gli ebrei e “impedisca che l’antisemitismo venga manipolato per giustificare l’oppressione di un altro popolo e mettere in campo forme di repressione”.

Seguite La Sintesi sui nostri social!

Potrebbe anche piacerti

errore: © Riproduzione riservata