La scomparsa di Emma Bonino lascia un vuoto incolmabile nel panorama politico italiano, ma apre simultaneamente una resa dei conti dolorosa all’interno di Più Europa. A tratteggiare la complessità degli ultimi giorni della leader radicale è Carla Taibi, sua storica assistente e portavoce, che in un’intima intervista a Repubblica svela il clima teso persino nei momenti del dolore.
L’affondo a favor di telecamera
L’episodio simbolo di queste tensioni si è consumato proprio davanti alla clinica nel giorno del decesso. Taibi ha attaccato apertamente Matteo Hallisey, giovane presidente del partito, contestando la sua presenza e la sua ricerca di visibilità a favor di camera: «Lei era stata contraria alla sua candidatura a presidente, i rapporti si erano interrotti e non ne aveva grande stima, eppure lui adesso era lì, a favor di telecamera, a ricordarla: “Anche no, per favore”, gli ho detto». Un affondo secco contro chi, nel giorno più triste, cercava la scena senza aver mai ottenuto la stima della leader scomparsa.
I due volti di Più Europa
Questo scontro è solo la punta dell’iceberg di una “guerra di religione” che rischia di travolgere la formazione politica. Nata dalla visione di Bonino insieme ai suoi “figliocci” Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi, Più Europa ha incarnato da sempre un doppio binario: da un lato l’anima economica e internazionale rappresentata da Della Vedova, dall’altro la vocazione all’attivismo per i diritti civili portata avanti da Magi.
Ora che la figura tutelare della fondatrice non c’è più, le tare e le divergenze strategiche rischiano di lacerare definitivamente il partito.
Il nodo delle alleanze
Al centro del contendere ci sono le prospettive elettorali nel centrosinistra. Della Vedova, sostenuto proprio dal vulcanico Hallisey, spinge per l’ingresso nella Casa Riformista guidata da Matteo Renzi. Al contrario, Magi — scottato dal recente flop alle elezioni europee della lista Stati Uniti d’Europa — rifiuta l’asse con il leader di Italia Viva e punta alla costruzione di un cantiere del centro “aperto”, per evitare di consegnarsi a un’egemonia altrui.
L’eredita a rischio
Mesi fa, consapevole delle crescenti tensioni, Bonino aveva intimato ai suoi di restare uniti. Ma la storia del radicalismo insegna che l’unanimismo non appartiene al loro DNA. Senza la capacità di sintesi e l’autorevolezza morale di Emma, Più Europa si trova oggi a un bivio esistenziale: trovare un difficile compromesso strategico o rassegnarsi a una frammentazione che rischia di spegnere l’eredità di una delle stagioni politiche più radicali e coraggiose del Paese.
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