Dal palco della festa del Fatto Quotidiano, Giuseppe Conte mette in chiaro i paletti per la futura coalizione di centrosinistra, senza ricorrere a mezze misure: «Non può essere che, se Schlein vince le primarie, poi si mandano armi a Kiev». Il capo del Movimento 5 Stelle esige un’inversione di rotta sul fronte russo-ucraino rispetto alle scelte dell’esecutivo Meloni, avvertendo che «il Movimento 5 stelle non può sottoscrivere un programma che prevede di continuare a fare quello che fa Meloni in politica estera». L’obiettivo è impedire che si continui l’invio di forniture militari per una «escalation militare che ci sta portando al terzo conflitto mondiale giorno dopo giorno», puntando invece su una svolta diplomatica e sulla nomina di un negoziatore europeo.
Le ambiguità della leadership dem e il silenzio di Schlein
Di fronte al pressing pentastellato, la segretaria del PD Elly Schlein sceglie la linea del basso profilo per difendere l’unità dell’alleanza. Dal palco di Reggio Emilia la leader dem ribadisce la volontà di «sostenere un popolo ingiustamente invaso», evitando di pronunciare la parola “armi” e senza rispondere direttamente alle provocazioni dell’alleato. Conte punta anche ad azzerare il peso dei moderati nella coalizione, liquidando le ambizioni di Matteo Renzi: «È una follia pensare di dare centralità a chi ha il 2%».
La rivolta dell’ala riformista: «Un sabotatore dell’alleanza»
Se la segretaria sorvola, l’area riformista del Partito Democratico reagisce con durezza, erigendo il sostegno a Kiev a vera e propria linea rossa. L’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini ribadisce che «il sostegno all’Ucraina continuerà (anzi migliorerà, visto che negli ultimi mesi l’Italia ha rallentato gli aiuti), fino al raggiungimento di un cessate il fuoco e l’avvio di un negoziato equo. Se ne facciano una ragione». Ancora più sferzante l’attacco della deputata Lia Quartapelle: «L’insistenza con cui Conte ribadisce le sue posizioni farneticanti sull’Ucraina, quando sa benissimo che Pd, IV e Più Europa votano per continuare a sostenere il paese invaso fa pensare che non voglia l’unità della coalizione. Non è un alleato, ma un sabotatore».
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