A due anni dal via libera del governo Meloni, il Consiglio Superiore della Magistratura approva la delibera che introduce ufficialmente i test psicoattitudinali per gli aspiranti magistrati. Il plenum ha approvato il provvedimento con l’astensione di sei consiglieri, dando seguito a quella che è stata per decenni una vera e propria norma simbolo della battaglia di Silvio Berlusconi contro le toghe. Un’ossessione politica del fondatore di Forza Italia che l’attuale maggioranza di centrodestra ha voluto convertire in legge e che oggi trova la sua applicazione pratica a Palazzo dei Marescialli.
Le cinque aree d’esame e il nodo dei docenti esterni
La nuova verifica farà il suo esordio già durante la prova orale del prossimo concorso pubblico. A elaborare i test sarà una commissione ad hoc composta da docenti universitari, la cui griglia di valutazione dovrà poi ricevere il placet del Csm. Secondo il testo approvato, l’esame psicologico servirà a scovare eventuali “condizioni di inidoneità” del candidato analizzando cinque macro-aree: cognitiva, emotiva, relazionale, organizzativa e, soprattutto, l’area etico-valoriale.
Le critiche: il timore di un setaccio ideologico sulle toghe
È proprio la definizione di parametri così sfuggenti a scatenare le critiche più severe da parte di giuristi e opposizioni. Cosa definisce l’inidoneità nell’area “emotiva” o “etico-valoriale” di un futuro giudice? Il rischio denunciato dai detrattori è che un esame affidato a periti esterni si trasformi in uno strumento arbitrario e ideologico, utile non a misurare l’equilibrio del candidato ma a favorire profili conformi. Una misura che, dietro la retorica dell’efficienza, continua a essere vista come un blitz politico destinato a intaccare l’indipendenza e la cultura dell’autonomia della magistratura.
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