Nel giro di appena ventiquattr’ore, l’annuncio dell’abolizione del bollo auto si è trasformato in un enigma contabile che rischia di travolgere la narrazione del governo. Quelli che per la premier Giorgia Meloni dovevano essere 14,5 milioni di veicoli beneficiari, sono diventati quasi il doppio nelle tabelle diffuse dal Ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini: 24,6 milioni di persone su circa 34,8 milioni di mezzi coinvolti. Dal Mit difendono le cifre definendole «dati indiscutibili della Motorizzazione», mostrando il dettaglio territorio per territorio, con circa 3,9 milioni di favoriti in Lombardia e 2,5 milioni nel Lazio. Una pioggia di cifre che nasconde però un cortocircuito di fondo.
La voragine nei bilanci regionali e il nodo sanità
Senza giri di parole, la matematica della misura non quadra. Per risarcire gli enti locali del mancato gettito fiscale, Palazzo Chigi ha promesso un fondo da 2,3 miliardi di euro. Peccato che i dati ufficiali della banca dati Siope certifichino che ogni anno le Regioni incassino dalla tassa automobilistica circa 7 miliardi di euro tra gettito ordinario e accertamenti. Risorse fondamentali per finanziare i bilanci locali e, soprattutto, la sanità pubblica. Se il taglio dovesse davvero riguardare il 70% dei veicoli circolanti come sostiene il Mit, la somma stanziata dallo Stato coprirebbe appena un terzo delle perdite reali, spalancando una voragine nelle casse dei governi regionali.
L’attacco dei consumatori e il saldo negativo per le famiglie
I dubbi sollevati dagli analisti trovano conferme nelle reazioni delle associazioni dei consumatori. Il Codacons ha sottolineato come l’estensione del 70% della platea sia del tutto incompatibile con le reali dimensioni del parco auto e con le esclusioni fissate dal testo. Nel frattempo, l’Unione Nazionale Consumatori ha tracciato il bilancio reale per i cittadini: l’eliminazione della tassa garantirà un risparmio medio di circa 163 euro a veicolo, ma a fronte di un aumento del costo della vita dovuto all’inflazione pari a 882 euro a famiglia. Un saldo finale in perdita di oltre 700 euro che trasforma la promessa dell’esecutivo in un miraggio propagandistico.





