Sullo sfondo di una crisi economica che colpisce i settori chiave del Paese, l’azione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy sembra aver smarrito l’ordine delle priorità. Tra i corridoi di Palazzo Chigi e via della Scrofa, l’insoddisfazione per la gestione del ministro Adolfo Urso è ormai un dato conclamato. I nodi della politica industriale restano irrisolti: dalla gestione fallimentare dell’ex Ilva al destino incerto dell’automotive, fino ai tavoli di crisi aziendali aperti in tutta Italia. Di fronte a tanta complessità, la strategia del ministero pare essersi assestata su una sorta di “immobilità tonica”, un tentativo di sparire dai radar per evitare di rispondere del vuoto di riforme.
L’ossessione filatelica: dai Pokémon alla Pimpa
C’è tuttavia un ambito in cui l’operosità di Urso non conosce sosta: la filatelia. Mentre le fabbriche rischiano la chiusura e la produzione industriale mostra segni di cedimento, il ministro ha presenziato e firmato un numero record di emissioni di nuovi francobolli, superando la soglia delle trecento targhe celebrative. Un’iperattività che ha visto affiancati simboli storici, commemorazioni ideologiche come quella per Sergio Ramelli e icone della cultura pop. Piuttosto che concentrare l’agenda ministeriale sulla transizione 5.0 o sui sostegni alla produzione, il dicastero ha sfornato francobolli dedicati ai Pokémon, alle Winx, a Goldrake, fino alla canzone Ciao Mamma di Jovanotti.
Commemorare invece di produrre: l’amara eredità
La galleria di scatti che ritraggono il ministro sorridente accanto a riproduzioni giganti di francobolli rivela un cortocircuito istituzionale. In un Paese che attende interventi strutturali per l’energia, il lavoro e l’innovazione, il dicastero del Made in Italy sembra aver sostituito la politica industriale con la celebrazione iconografica. Invece di produrre, si commemora; invece di esportare merci e tutelare l’occupazione, si affranca. Di fronte alle proteste degli operai e all’incertezza degli imprenditori, l’eredità di questa gestione rischia di essere affidata soltanto a un album da collezione, mentre i nodi dell’economia reale continuano a venire al pettine.





