sabato 19 Settembre 2026
Meloni Salvini e Tajani

Insieme solo per la poltrona: l’indagine che svela le spaccature del centrodestra

Un’analisi di Liberi Network su quattordici promesse del centrodestra mostra una maggioranza in totale cortocircuito. Saldi solo nel bloccare il salario minimo, la patrimoniale e le direttive Ue, Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia si affondano a colpi di veto su difesa, cittadinanza, pensioni e diritti civili

Di Redazione
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L’immagine di una coalizione monolitica e coesa svanisce di fronte alla dura realtà dei numeri e dei voti espressi in Parlamento. Un’indagine condotta dalla pagina d’informazione politica ha messo ai raggi quattordici storiche promesse elettorali del centrodestra, incrociando i promotori, i passaggi nelle aule e i provvedimenti reali. Il verdetto è impietoso: l’intesa tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani esiste solo su cinque battaglie difensive e identitarie, ovvero il ritorno al nucleare, il no al salario minimo, il rifiuto della patrimoniale, lo stop al blocco dei motori termici Ue nel 2035 e l’autonomia. Su tutto il resto è paralisi.

Guerra di veti: così gli alleati si affondano a vicenda

Non appena si prova a trasformare la propaganda in leggi dello , la esplode. L’indagine evidenzia come ben cinque promesse cardinali della campagna elettorale siano state letteralmente sotterrate dai veti incrociati degli stessi partner di . La reintroduzione della leva militare obbligatoria, sventolata dalla Lega di Salvini, è stata liquidata senza appello dal ministero della a guida FdI. Parallelamente, lo Ius Italiae sponsorizzato da Forza Italia è stato bollato come “irricevibile” dal . Stessa sorte per le : la “Quota 41” leghista è giudicata “impensabile” da Noi Moderati per mancanza di coperture, mentre lo stop alle armi ventilato dall’ala radicale della Lega è stato stroncato dalla stessa Meloni come incompatibile con l’alleanza.

Diritti e difesa: la spaccatura è insanabile

A completare il quadro di un esecutivo ci sono i contrasti profondi su riarmo europeo, cittadinanza e fine vita, capitoli su cui i partiti principali votano in ordine sparso e in aperto scontro. Con l’ingresso nel perimetro di sigle come Futuro Nazionale, le aree di frizione salgono a sei, mentre sulle pensioni si sommano i paletti dei moderati. Un bilancio desolante che dimostra come l’unica colla di questa maggioranza sia la tenuta del potere, a fronte di un Paese reale ostaggio dei loro veti incrociati.

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