giovedì 29 Ottobre 2026

«Con tutto quell’oro la Casa Bianca sembra il fast-food di Saddam»: la battuta di Obama che fa infuriare Trump

L'ex presidente dem smantella le milionarie ristrutturazioni del tycoon coniando una definizione al vetriolo sul kitsch dorato di Washington. Trump: «Non vede il degrado, per questo è stato un pessimo presidente». La controreplica di Obama: «Pensano al design mentre la gente non arriva a fine mese»

Di Redazione
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Nel bel mezzo del rush finale per le elezioni statunitensi di metà mandato, lo scontro politico tra i due pesi massimi della scivola in una rissa surreale su stucchi, affreschi e tonnellate di vernice dorata. A far detonare il caso è stata una fulminante battuta di Barack Obama durante un a Cleveland, in , incentrata sulle sfarzose ristrutturazioni da centinaia di milioni di dollari fortemente volute da Donald Trump.

«Sembra un posto in cui Saddam Hussein ha aperto una : c’è oro ovunque», ha affondato Obama. Un accostamento micidiale pensato per il pubblico americano: The Cheesecake Factory è infatti una famosissima catena di ristoranti USA celebre per i suoi interni enormi, opulenti e vistosi — un mix di colonne, finti stucchi d’oro e luci calde da “Versailles di periferia” — che la cultura pop definisce spesso come il vertice del kitsch. Fondere la sfarzosa megalomania dei palazzi del dittatore iracheno con l’estetica da fast-food di lusso è bastato a ridicolizzare la nuova veste del Rose Garden e dello Studio Ovale.

La furia di Trump e la mobilitazione del Governo per difendere gli stucchi

La risposta della Casa Bianca non si è fatta attendere ed è apparsa di una sproporzione quasi grottesca. Invece di ignorare la frecciatina, il tycoon ha reagito con rabbia difendendo a spada tratta il marchio della catena come «un’ di grande successo» e contrattaccando sul piano personale: «Dire che sembra una Cheesecake Factory dimostra esattamente perché sei stato un pessimo presidente. Gente come Obama non nota i dettagli, non vede lo sporco, non vede il degrado negli edifici».

L’intera macchina comunicativa dell’amministrazione si è mobilitata per difendere l’arredamento dorato del presidente. Il segretario al Tesoro Scott Bessent si è persino spinto a farsi fotografare di fronte a un locale della catena a Washington per ironizzare sull’, trasformando un banale appunto di stile in una di stato.

Obama affonda il colpo: “Non sono persone serie, preferiscono parlare di torte che di carovita”

La contromossa di Obama è arrivata puntuale dal palco della Georgia, a sostegno dei candidati democratici Jon Ossoff e Keisha Lance Bottoms. Con sottile ironia, l’ex inquilino della Casa Bianca ha rivendicato la sua frequentazione decennale della catena di ristoranti da di famiglia, spostando subito il tiro politico sulle reali priorità del Paese.

«Hanno mobilitato l’intero apparato di governo per rispondere a una battuta elettorale sul design, anziché rispondere alle sull’inflazione», ha attaccato Obama di fronte alla folla. «È questo che intendo quando dico che non sono persone serie. Non hanno soluzioni ai problemi reali dei che lottano contro l’aumento dei prezzi, e quindi preferiscono che i media e voi parlatiate della Cheesecake Factory. È interessante notare come l’amministrazione non abbia smentito le nostre analisi sul carovita e non si sia nemmeno arrabbiata per il paragone con Saddam Hussein, ma si sia risentita solo per la catena di ristoranti».

Un cortocircuito comunicativo che, a pochissimi giorni dall’apertura delle urne, mostra il nervosismo della Casa Bianca di fronte alle critiche economiche, finendo per trasformare la battuta sul “fast-food di Saddam” nel manifesto politico della campagna democratica.

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