Non sono soltanto le opposizioni a smontare pezzo per pezzo la Manovra economica del governo. A battere i pugni sui tavoli di Palazzo Chigi è una muraglia trasversale fatta da tutti i governatori d’Italia, che per la prima volta si presentano uniti senza distinzioni di colore politico. Il verdetto emesso dalla Conferenza delle Regioni sulla gestione della Sanità non lascia spazio a interpretazioni: i fondi stanziati sono insufficienti e spingono i territori verso uno drammatico «scenario a debito».
A guidare la carica sono sia i governatori del centrosinistra – con l’emiliano Michele De Pascale che evoca apertamente il ricorso alla Corte Costituzionale – sia i presidenti di regione della stessa maggioranza di governo, come i meloniani Francesco Acquaroli (Marche) e Marco Marsilio (Abruzzo). A riassumere la rabbia dei territori è il leghista Massimiliano Fedriga, che avverte il premier Meloni: «La salute è un diritto inviolabile». Le rassicurazioni del ministro Orazio Schillaci su un presunto fondo sanitario da record vengono liquidate come propaganda, mentre il capogruppo di FdI Lucio Malan prova a fare lo scudo umano replicando con freddezza che «le risorse non sono infinite».
Forza Italia attacca il Tesoro e la Commissione Bilancio boccia le prime norme
Mentre la piazza dei sindaci con l’Anci denuncia una Manovra «restrittiva» e persino il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ammette di doversi battere per cancellare i tagli al personale scolastico, la vera bomba a orologeria esplode nei corridoi della maggioranza. Forza Italia ha deciso di alzare il livello dello scontro e, nel quartier generale di San Lorenzo in Lucina, mette direttamente sul banco degli imputati il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Il messaggio inviato al MEF da Antonio Tajani è un ultimatum senza mezzi termini: «La manovra andrebbe migliorata e il Tesoro deve fare la sua parte per trovare le coperture». Gli azzurri pretendono lo stop ai tagli alla scuola, 48 milioni per la previdenza delle forze dell’ordine e la rivalutazione degli assegni pensionistici, bocciando al contempo la exit tax vista come una «patrimoniale mascherata». Una manovra a tenaglia su Giorgetti, già indebolito dal blitz di Matteo Salvini che gli ha piazzato in casa il fedelissimo Alberto Gusmeroli come relatore. Ad aggravare la situazione giunge infine la prima mazzata parlamentare: la Commissione Bilancio della Camera ha già richiesto lo stralcio d’urgenza per tre norme estranee alla materia inserite nel testo.

