Il Presidente russo, Vladimir Putin, è pronto a collaborare con l’Europa sul fronte energia: “Continueremo sicuramente a fornire petrolio e gas a quei paesi che sono partner affidabili”. Peccato che sia stata proprio l’Europa, a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina, a voler limitare le importazioni di gas russo.
L’intento era quello di rendere l’Europa indipendente dall’energia russa e invulnerabile dalle possibili strumentalizzazioni. Tuttavia, con lo scoppio della guerra in Medio-oriente e la chiusura dello stretto di Hormuz, questa missione è sempre più impraticabile, e Putin lo sa bene:
“Lo Stretto di Hormuz è di fatto chiuso, l’equilibrio tra domanda e offerta nel mercato degli idrocarburi sta cambiando a causa del conflitto in Medio Oriente“.
“Questo porterà a una nuova realtà dei prezzi, sostenibile”.
Il Presidente russo sa di avere sotto scacco l’Ue e non manca l’endorsement di diversi leader europei. Il Presidente ungherese, Viktor Orban, ha già fatto pressioni sulla Presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen, per chiedere la sospensione della sanzioni contro la Russia.
Anche il nostro vicepremier, Matteo Salvini, ha suggerito nei giorni scorsi di seguire la linea di Trump e allentare le sanzioni sul petrolio russo.
In Italia e in tutta Europa i prezzi della benzina sono già saliti alle stelle, rendendo insostenibili i costi per cittadini e imprese.
Le circostanze rendono molto attraente per l’Ue l’invito di Putin a collaborare, ma per ora la Commissione Europea sta mantenendo il pugno di ferro. Il rischio è che se la guerra in medio-oriente non si concluderà velocemente, l’Ue dovrà scendere a patti con colui che fino ad ora ha condannato.
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