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sabato 18 Aprile, 2026
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Montecitorio e Palazzo Madama in paura per il referendum ph Ansa

Il Parlamento va in ferie fino a dopo il Referendum

Camera e Senato hanno interrotto i lavori fino al 24 marzo per permettere ai Parlamentari di prendere parte alla campagna referendaria

Da Laura Laurenzi
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Un po’ come quando c’è da organizzare una cerimonia, con tutti i famigliari indaffarati tanto da dimenticare la normale routine, anche al Parlamento l’organizzazione delle campagne per il Referendum della Giustizia ha provocato un cambiamento radicale degli ordini del giorno. Camera e Senato hanno rallentato da oggi i lavori per permettere ai parlamentari di prendere parte alla campagna per il Sì o per il No. Si riprenderà a pieno regime solo dopo il 24 febbraio. Una pausa che non riguarderà le Commissioni, come riferisce Pagella Politica, che continueranno a riunirsi ma solo per le audizioni di esperti su determinati argomenti di discussione.

Montecitorio ha interrotto i lavori ufficialmente venerdì 13 marzo con una serie di interpellanze del governo e riprenderà dopo il voto con la discussione di alcuni disegni di legge. Tra questi vi è la ratifica di diversi accordi internazionali e il ddl di riforma della Costituzione per garantire maggiori poteri al Comune di Roma. Palazzo Madama si è fermato già giovedì 12 marzo, quando si è svolta l’informativa del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, sulla situazione dell’ex Ilva. Sono seguiti i Question Time della ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Elvira Calderone, e del ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

La polemica sulla assenze in Parlamento

In questi ultimi giorni prima dello stop all’Aula, era montata una polemica riguardante l’assenza dei Parlamentari dagli scranni di entrambe le Camere. I video di Montecitorio e Palazzo Madama semivuoti mentre i ministri riferivano su argomenti di forte interesse pubblico – come la crisi di Acciaierie dello Stato – hanno suscitato polemiche social e politiche.

Lo stesso Matteo Renzi venerdì si è detto indignata per le numerose assenze. “Questo la dice lunga su quanto sia interessata la maggioranza a quello che dice il governo”, aveva dichiarato in modo sarcastico. Eppure, a mancare erano anche i senatori delle opposizioni, impegnati quanto quelli  del centrodestra a pubblicizzare il voto del Referendum.

I precedenti stop ai lavori per il Referendum

Questi ultimi giorni prima del voto saranno cruciali per entrambi gli schieramenti. Già in passato, in vista del voto, erano stati adottati meccanismi simili. Ad esempio, in occasione del referendum abrogativo sulle trivelle, nel 2016, l’Aula della Camera si è fermata dal 14 al 17 aprile e quella del Senato fino al 18 dello stesso mese.

Nel 2022, per i referendum abrogativi sulla Giustizia, Montecitorio ha sospeso l’Aula dal 2 al 12 giugno e Palazzo Madama dal 31 maggio al 13 giugno. La stessa decisione è stata presa per le elezioni europee del 2024, con uno stop di 12 giorni dei lavori parlamentari, e per il referendum su cittadinanza e lavoro dello scorso anno, per cui la Camera si è fermata dal 4 al 9 giugno e il Senato per un giorno in meno.

Leggi anche: Conte: “Se al Referendum prendono un calcio in faccia crolla tutto”

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