A oltre 36 ore dal decreto taglia accise, solo il 60% circa dei distributori ha ridotto i prezzi dei carburanti. Si tratta di 12.107 impianti su tutto il territorio nazionale. Il restante 40% non si è adeguato: il 28% ha mantenuto i listini invariati, ancora sopra i 2 euro al litro per il diesel e oltre 1,8 per la benzina; l’11,4% dei distributori ha addirittura alzato i prezzi.
Promesse disattese
Il dato è lontanissimo dagli obiettivi annunciati urbi et orbi dal governo.
«Tagliamo 25 centesimi al litro», aveva dichiarato Giorgia Meloni al Tg1 al termine del Consiglio dei Ministri che ha approvato il decreto. Altrettanto soddisfatto Matteo Salvini, che aveva definito la misura un «sostanzioso aiuto» che avrebbe reso l’Italia uno dei paesi con i prezzi dei carburanti tra i più vantaggiosi d’Europa. E invece…
Il monitoraggio
Secondo il Codacons il taglio medio dei listini si aggira attorno ai -14,5 centesimi di euro al litro, a fronte di -24,4 centesimi di minori accise. Una differenza da 9,9 centesimi al litro, che su un pieno da 50 litri costa quasi 5 euro agli automobilisti.
Oltre al taglio delle accise, il decreto prevede una misura anti-speculazione che affida all’autorità garante in materia (Mr Prezzi) il monitoraggio dei prezzi dei carburanti e la segnalazione di eventuali anomalie alla Guardia di Finanza e all’Antitrust. Si spera dunque che inizino presto a fioccare denunce e sanzioni. Intanto, però, due giorni dei venti totali in cui avrà effetto il decreto sono già passati invano.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
Facebook
Instagram
X
TikTok
Youtube
