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sabato 18 Aprile, 2026
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Iran, come funziona la “Strategia del Matto”

Usa e Israele speravano in un conflitto rapido. Teheran segue un piano elaborato da decenni

Da Sergio Di Laccio
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L’Iran alza il livello dello scontro e colpisce le infrastrutture energetiche dei Paesi del Golfo. I Pasdaran hanno preso di mira giacimenti, raffinerie e rotte petrolifere, affiancando agli attacchi minacce contro aeroporti, alberghi e località frequentate da personale statunitense.
È la Strategia del Matto, teorizzata da Niccolò Machiavelli né Il Principe e recentemente utilizzata per descrivere le mosse di Trump e Netanyahu. Ora è stata adottata anche da Teheran, che sta combattendo la guerra asimmetrica a cui si preparava da decenni, fatta di azioni imprevedibili per disorientare il nemico, aumentare enormemente il costo del conflitto e costringerlo a fermarsi.

Hormuz come leva strategica

La risposta agli attacchi su South Pars è arrivata con raid su Haifa, Qatar e Kuwait, ma il nodo centrale resta lo stretto di Hormuz. Un report dell’intelligence Usa, citato da Cnn, indica che l’Iran potrebbe bloccarlo fino a sei mesi. Una mossa che sta già avendo effetti devastanti sul mercato del petrolio e del gas, e di riflesso sull’intera economia globale. La minaccia è già diventata leva negoziale, con gli Stati Uniti costretti a rivedere alcune sanzioni per contenere i prezzi, e con i loro alleati, soprattutto gli europei, particolarmente esposti alla crisi energetica, che premono per la via negoziale e la definitiva archiviazione del conflitto.

Una guerra di logoramento

Israele e Stati Uniti puntavano a un conflitto breve e decisivo, ma la risposta iraniana ha cambiato lo scenario. Secondo l’analista americano Vali Nasr, uno dei massimi esperti sull’Iran, la guerra rischia di trasformarsi in un conflitto di logoramento. «Prima di cessare i raid» dice Nasr a Il Corriere, «l’Iran ormai esige garanzie certe che non ci sarà un altro attacco», garanzie che Trump non può dare perché «significherebbe ammettere la sconfitta». Netanyahu ha poi un obiettivo diverso da quello degli americani: il definitivo collasso della Repubblica islamica. Per questo, conclude Nasr, «la guerra sembra destinata a proseguire».

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