“Con la morte dell’Iran, i più grandi nemici dell’America sono il partito Democratico la sinistra radicale!”. Con questo affondo lanciato dal suo profilo Truth, Donald Trump ha deciso di chiudere in modo simbolico il capitolo della politica estera per riportare la battaglia dentro i confini nazionali. Per il Presidente, la minaccia di Teheran sembra ormai un ricordo del passato, un ostacolo rimosso che permette di concentrare ogni energia contro gli avversari interni.
L’annuncio arriva in un clima di tensione estrema. Mentre Trump punta il dito contro i “radicali” di Washington, il mondo osserva ancora con il fiato sospeso le macerie di un conflitto che pare non avere fine. Nonostante i focolai ancora accesi e una stabilità regionale che resta un miraggio, il capo della Casa Bianca preferisce cambiare bersaglio. La strategia è chiara: sminuire la portata delle minacce esterne per dipingere i Democratici come l’unico vero ostacolo alla grandezza americana. Una mossa azzardata, che trasforma la vittoria militare in uno strumento di propaganda elettorale.
Dalle parole si passa però subito ai fatti: Trump ha già annunciato che da domani gli agenti dell’Ice saranno schierati negli aeroporti americani. La misura serve a supportare il personale Tsa contro i rischi derivanti dall’immigrazione clandestina, che secondo il Presidente sarebbe favorita dai tagli ai fondi voluti dai suoi avversari. Sotto la guida di Tom Homan, questa mossa promette di accendere ancora di più lo scontro frontale con i fanatici del fronte progressista.
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