Anche quest’anno, come in quello precedente, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha ricordato a metà le responsabilità dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Nel comunicato pubblicato oggi in ricordo e nel rispetto delle 335 persone uccise nel 1944, la seconda carica dello Stato ha evitato di citare i fascisti che presero parte alle azioni violente.
“Un crimine nazista che richiama tutti al dovere della memoria e alla responsabilità di difendere, ogni giorno, i valori della libertà, della dignità umana e della democrazia, affinché simili atrocità non si ripetano mai più”. Questo il testo pubblicato a firma del presidente del Senato, in cui non si legge in nessun passaggio delle responsabilità di fascisti.
Una situazione che si era già verificata lo scorso anno. “È nostro dovere custodire la memoria dell’eccidio delle Fosse Ardeatine con l’uccisione da parte dei nazisti di 335 persone e che rappresenta una delle pagine più buie della nostra storia”, aveva scritto La Russa in quell’occasione, tralasciando ancora una volta le responsabilità fasciste. Andando indietro negli anni, la situazione non cambia. “Oggi l’Italia rende omaggio a 335 vite spezzate dalla furia nazista”, si legge nel comunicato del 2023.
La Russa sembra ignorare cosa accadde realmente 82 anni fa, quando si verificò una delle più gravi stragi nazifasciste della storia del nostro Paese. Nelle cave di pozzolana situate nei pressi della via Ardeatina, a Roma, vennero trucidati 335 uomini come rappresaglia per l’azione partigiana di via Rasella, in cui il giorno prima erano deceduti 33 occupanti nazisti.
Il comando tedesco di Roma, dopo il via libera di Adolf Hitler, decise che per ogni tedesco morto sarebbero stati uccisi dieci italiani. Il tutto con il silenzio del Vaticano e la complicità delle autorità fasciste. Solo dopo la Liberazione è stato possibile recuperare i cadaveri e procedere al loro riconoscimento. Sette corpi, ancora oggi, non hanno identità certa.
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