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sabato 18 Aprile, 2026
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Gratteri dopo il referendum: ”È una vittoria dei cittadini e una lezione alla politica”

Il Procuratore di Napoli, volto simbolo del fronte del No, ha rilasciato una lunga intervista al Fatto Quotidiano: ''Meloni resti, ma la classe dirigente valuti le proprie azioni''

Da Silvia Forconi
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Il Procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, è stato tra i primissimi a metterci la faccia in questa campagna anche quando il fronte del “No” era dato in svantaggio di ben 25 punti e le critiche arrivavano da ogni schieramento politico, il magistrato non si è mai tirato indietro. Oggi, commentando l’esito delle urne al Fatto Quotidiano, Gratteri si toglie qualche sassolino dalla scarpa, leggendo il risultato non come una vittoria personale ma come una vittoria dei cittadini.

Il destino di Nordio e il caso Delmastro

Gratteri non usa giri di parole pur non rinunciando al suo rigore istituzionale. Se sulle dimissioni di Delmastro preferisce non entrare nel merito dell’indagine in corso,  al contrario lancia un messaggio per il Ministero della Giustizia: «Carlo Nordio  deve valutare le proprie azioni e agire».

Nonostante la probabilità di una caduta anche di Daniela Santanchè, Gratteri ribadisce la sua linea, secondo cui la legislatura deve andare avanti fino a fine mandato: «Le valutazioni politiche spettano ai giornalisti, non è un referendum sul governo e Meloni non deve dimettersi», spiega il magistrato, sottolineando però che chi governa deve ora rispondere concretamente delle proprie azioni davanti a un elettorato che si è dimostrato molto più attento del previsto.

Una vittoria della Costituzione

Per il Procuratore, leggere il risultato come una semplice sfiducia verso la classe dirigente sarebbe riduttivo, al contrario quando la politica smette di dividersi tra destra e sinistra per parlare di rispetto della Costituzione, i cittadini rispondono. «Il coinvolgimento ha reso il voto più ampio», osserva Gratteri, descrivendo un’Italia che ha partecipato con consapevolezza, chiedendo chiarezza e protezione per l’equilibrio costituzionale.

Secondo il magistrato, il fronte del “Sì” ha pagato caro l’aver sottovalutato la complessità della riforma, preferendo affidarsi a slogan che non hanno convinto un Paese che chiedeva e pretendeva di essere ben informato riguardo un tema così importante e complesso.

Il giornalista del Fatto Quotidiano ricorda i giorni difficili all’inizio della campagna, quando il No sembrava spacciato e Gratteri finiva nel mirino delle critiche ogni schieramento. ”È vero, eravamo pochi all’inizio e non è stato semplice”, ammette il Procuratore con una punta di orgoglio, ”ma la mia coscienza era a posto”.  Ribadendo di non essere deluso da altri magistrati che non si sono esposti così tanto.

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