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sabato 18 Aprile, 2026
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Migranti e trattenimento: cosa dice la Consulta

La Corte Costituzionale invita il Parlamento a chiarire la legge sui trattenimenti, a La Sintesi il costituzionalista Azzariti spiega i nodi e le possibili soluzioni

Da Alessio Matta
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La Corte Costituzionale non ha bocciato la legge, ma ha acceso un faro su un punto delicato: il trattenimento dei richiedenti asilo anche dopo il mancato via libera del giudice. Con la sentenza numero 40, la Consulta ha dichiarato inammissibile la questione sollevata dalla Cassazione, ma ha invitato il Parlamento a intervenire per chiarire una norma che tocca un diritto fondamentale, la libertà personale.
Il nodo riguarda quelle 48 ore in cui una persona può restare trattenuta in un centro per il rimpatrio nonostante il primo provvedimento sia caduto.
Per capire cosa significa questa decisione e quali rischi apre sul piano giuridico, abbiamo intervistato il costituzionalista Gaetano Azzariti.

 

Professore, cosa dice davvero questa sentenza?

«La sentenza nel merito dice poco perché è una decisione di inammissibilità, quindi è stata respinta per una ragione processuale. La Corte non entra nella questione sollevata dalla Cassazione e non dà torto né ragione.
Il punto più rilevante è che si rivolge al legislatore e lo invita a rendere più chiara la disciplina su un tema che resta controverso».

 

Il nodo centrale riguarda l’articolo 13 della Costituzione e il controllo del giudice sulla libertà personale. Dove nasce il problema?

«L’articolo 13 prevede che chiunque venga privato della libertà personale debba essere valutato da un giudice entro 48 ore. Se questo controllo non c’è, il provvedimento decade e la persona deve essere liberata.
La questione nasce perché la legge non spiega con precisione cosa succede quando si sovrappongono più situazioni diverse in quelle 48 ore».

 

In concreto, si parla della possibilità di trattenere una persona per altre 48 ore dopo una richiesta di protezione internazionale. È qui la difficoltà?

«Sì, il problema è proprio questo doppio controllo. Può accadere che uno straniero venga fermato e poi presenti una richiesta di protezione internazionale. In quel caso dovrebbe essere liberato, ma il questore può decidere di trattenerlo per altre 48 ore.
La domanda è semplice: si possono sommare 48 ore più altre 48? In teoria l’articolo 13 lo vieta.
La Corte invita a fare attenzione, perché bisogna evitare che una richiesta venga usata solo per aggirare le regole e ottenere la libertà».

 

Quale potrebbe essere una soluzione concreta per uscire da questa incertezza?

«La questione va affrontata dal legislatore, che deve razionalizzare il sistema. La soluzione più logica sarebbe prevedere un unico controllo entro 48 ore che valuti entrambe le situazioni.
In questo modo si eviterebbero richieste strumentali e si garantirebbe il controllo dell’autorità giudiziaria, come prevede la Costituzione».

 

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