Rimpasto o urne?
Su quasi tutte le prime pagine si tenta l’analisi delle strategie di Giorgia Meloni. Il Corriere della Sera svela le manovre per un rimpasto che si preannuncia ”chirurgico”: l’obiettivo sarebbe blindare l’esecutivo portando Luca Zaia a Roma e affiancando come vice Nordio. Di tutt’altro avviso è Repubblica, secondo cui la Premier, furiosa per i ”troppi errori dei suoi”, starebbe addirittura sondando i vicepremier Salvini e Tajani sull’ipotesi estrema di elezioni anticipate. Che la tensione sia altissima lo conferma anche Il Fatto Quotidiano, che racconta di un vertice blindato a casa Meloni per digerire la sconfitta e ridisegnare i confini della maggioranza.
Il “messaggio” di Daniela e la cortesia di Salvini
Nonostante le dimissioni di mercoledì, Daniela Santanchè non esce di scena in silenzio. Dalla sua villa in Versilia ha affidato ai social un videomessaggio che suona come un avvertimento: ”La vita è lunga e conta la squadra”. Un monito che La Stampa e Il Fatto leggono come un promemoria per chi l’ha lasciata sola, nonostante riceva le visite di Ignazio La Russa e il sostegno telefonico di Matteo Salvini. Ma il vero imbarazzo è digitale, come riportato da Repubblica, l’ex ministra è infatti rimasta nella chat WhatsApp “Consiglio dei ministri”, paralizzando di fatto le comunicazioni dei colleghi che, sapendo di essere letti, hanno smesso di scrivere. Una “presenza” ingombrante che accompagna il ritorno social dell’ex ministra, definita da Open con un secco: «Daniela is back».
Roma grida “No Kings”: la piazza contro Trump
La piazza romana è molto solida. L’onda “No Kings” ha invaso la Capitale con circa 300 mila persone (secondo gli organizzatori) per protestare contro l’arroganza di Trump e la corsa al riarmo. La Stampa parla di una «lezione di democrazia», mentre Il Fatto Quotidiano sottolinea il collegamento diretto con il voto. Per i manifestanti che hanno bloccato la Tangenziale Est, il referendum ha già “sfiduciato” il governo Meloni.
Il giallo Ilaria Salis: l’ombra di Berlino
Infine, esplode il caso Ilaria Salis. Il controllo subito dall’eurodeputata in un hotel romano è diventato un incidente diplomatico. Se il Corriere prova a semplificare il tutto come un errore burocratico della Questura (che non avrebbe riconosciuto il nome della Salis), l’inchiesta di Open e La Stampa va molto più in profondità. Dietro quel “controllo discreto” ci sarebbe una segnalazione delle autorità tedesche di Berlino, impegnate in un’indagine su gruppi di estrema sinistra radicale. Un mistero che, come scrive Repubblica, lascia il Viminale in una posizione scomoda nel cercare di comprendere se si tratti di un atto dovuto o una sorveglianza speciale all’oscuro dei vertici politici.
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