La voce di Giorgia Meloni è ferma, ma il contenuto del suo intervento alla Camera meno. “Niente dimissioni, né rimpasto, governeremo per cinque anni come ci siamo impegnati a fare”, ha chiarito nei primi minuti della sua informativa sull’azione del governo, partendo già sulla difensiva. La presidente del Consiglio ha messo le mani avanti, minimizzando la sconfitta al referendum e gli scandali che contemporaneamente hanno colpito il suo governo.
“Non scapperemo, non indietreggeremo, non ci metteremo al riparo facendo pagare ai cittadini i soliti giochi di palazzo”, ha dichiarato, puntando ancora una volta sulla presunta stabilità garantita al Paese dal suo esecutivo. Anche i passi indietro chiesti ai membri della maggioranza, da Delmastro fino a Santanchè, sono da riferire agli interessi della Nazione e non al bisogno di “ripulire” le fila del governo da figure troppo instabili nell’ottica di un ritorno alle urne.
Meloni: “Non è sempre colpa mia”
Dopo aver minimizzato, Meloni è passata al vittimismo duro e puro. “Lo scenario internazionale non consente di cavarsela dicendo che è tutta colpa di Meloni, compreso l’aumento del costo mondiale del petrolio”, ha sostenuto, per poi aggiungere che la sua subordinazione agli Stati Uniti di Donald Trump non sarebbe una “invenzione” di questo governo, ma il proseguimento della linea di politica estera degli ultimi “80 anni”.
La presidente ha attaccato l’opposizione prendendo in prestito un motto della segretaria del Pd. “Noi siamo testardamente unitari sul rapporto tra Usa ed Europa e l’unità dell’Occidente”, ha dichiarato, per poi affondare contro la leader dem: “Se può permettersi di esserlo lei rispetto alle variopinte forze politiche che compongono il campo largo, potrò ben permettermelo io rispetto a Europa e Stati Uniti”. Anche stavolta, Meloni ha puntato sulla retorica, tralasciando la spiegazione sulle azioni concrete del governo.
L’Italia continuerà a sostenere il riarmo, sostenendo che sia l’unica via per l’indipendenza dagli Usa e per rendere l’Europa pronta alle sfide che la attendono. Al contempo, però, il nostro Paese non è d’accordo sulla guerra in Iran. Meloni ha spiegato che Roma non ha preso parte ad alcuna iniziativa relativa al conflitto, evitando però di ammettere di non aver neanche messo in atto azioni tangibili per limitarne i danni o per dimostrare la sua contrarietà.
Meloni “dimentica” la sua propaganda sul referendum
Il vittimismo prosegue anche in relazione agli scandali relativi ai presunti tentativi di infiltrazioni della criminalità organizzata nei partiti. “Alcuni usano il tema per propaganda, mentre a me interessa costruire gli anticorpi su un tema che ci riguarda tutti”, ha spiegato, senza entrare nei dettagli dell’argomento. Meloni ha rivendicato le decisioni sul tema sicurezza, compreso il decreto contro i Rave Party (che non ha portato a condanne) e quello contro l’occupazione abusiva delle case, per poi rilanciare un piano di maxi assunzioni nelle forze dell’ordine. Nessuna specifica, però, sui dubbi avanzati dal Colle sulla correttezza delle norme in corso di valutazione.
La vetta della retorica è stata raggiunta sul tema della Giustizia. “La riforma rimane una necessità, lo dicono anche esponenti della magistratura e della politica che avevano preconizzato catastrofi il giorno dopo”, ha dichiarato, omettendo di ricordare la propaganda utilizzata dai suoi esponenti e da lei stessa nel corso della campagna elettorale. “Ci ritroveremo con immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà”, aveva predetto pochi giorni prima del voto, invitato i cittadini a scegliere il “Sì”. Una previsione che in questo caso alla presidente non appare catastrofica.
Leggi anche: Il pentito Amico e i rapporti con la politica: “Contatti dalla Lega a Forza Italia”
Seguite La Sintesi sui nostri social!
