L’attacco di Donald Trump nei confronti di Giorgia Meloni, affidato alle pagine del Corriere della Sera, ha confermato la narrazione portata avanti ormai da settimane dall’opposizione: l’egemonia di Giorgia Meloni non è mai esistita. Dopo la vittoria del “No” al Referendum sulla Giustizia, il percorso del governo ha intrapreso una rapida discesa. “Nessun Capo di Stato straniero può permettersi di attaccare o minacciare o mancare di rispetto al nostro paese e al nostro governo”, ha comunque commentato la segretaria del Pd, Elly Schlein, in Aula alla Camera, esprimendo una ferma condanna nei confronti delle parole del presidente Usa contro la premier che “ha doverosamente espresso solidarietà al Papa”.
Schlein ha chiarito che in questa circostanza non è possibile avere altre posizioni. “Siamo avversari, ma tutti cittadini italiani e non accetteremo attacchi o minacce al governo”, ha continuato la leader dem per poi aggiungere: “Voglio dire che l’Italia è un Paese libero e sovrano e che la nostra Costituzione è chiara. L’Italia ripudia la guerra”. “Trump attacca a destra e sinistra, per cui non sono sorpreso”, ha dichiarato il presidente del M5S, Giuseppe Conte, ricordando però come in passato avesse cercato di avvertire la premier “che in questo contesto la linearità e la chiarezza potevano mettere un po’ al riparo, rispetto all’ambiguità che poi, ovviamente, a un certo punto viene al pettine come tutti i nodi”. Per il leader pentastellato, quindi, se Meloni avesse avuto una posizione più dura in politica estera, una situazione come quella attuale non si sarebbe verificata. Il M5S ha poi espresso solidarietà alla Presidenza del Consiglio per l’attacco subito.
“Noi condanniamo questo atteggiamento, un atteggiamento che mette a rischio la stabilità del mondo intero”, ha dichiarato Angelo Bonelli, co-leader di Avs, chiarendo che anche la destra al governo dovrebbe unirsi “per dire a Trump che non può condizionare la politica e il governo di una Nazione sovrana come l’Italia”.
Calenda: “Rispediamo le accuse di Trump al mittente”
Tra i primi a commentare le parole del tycoon c’è anche il presidente di Italia Viva, Matteo Renzi, il quale ha prima ricordato come Trump abbia radicalmente cambiato idea sulla politica della premier, per poi evidenziare: “Giorgia Meloni viene scaricata persino dai suoi, dal suo guru, dal suo leader”. Una prima crepa, secondo Renzi, che si aggraverà con il passare dei mesi.
Carlo Calenda, leader di Azione, ha chiesto all’opposizione di mostrare solidarietà e vicinanza a Meloni. “Ha avuto coraggio a dire basta a questo pazzo, che è già più di quello che hanno fatto tanti altri”, ha dichiarato, omettendo le tempistiche piuttosto lente con cui la presidente del Consiglio è intervenuta a difesa di Papa Leone XIV. “Spero che davanti a questo attacco di Trump al nostro Paese, saremo tutti compatti nel respingerlo al mittente”, ha concluso.
Perché Trump ha attaccato Meloni?
Le parole del centrosinistra fanno riferimento a quanto dichiarato dal tycoon al Corriere della Sera. “Meloni è inaccettabile perché non le importa se l’Iran ha un’arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità”, per poi aggiungere: “Piace alla gente? Non posso immaginarlo. Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo”.
Inoltre, il presidente Usa ha dimostrato di aver cambiato idea sulle capacità della premier, criticandone le scelte politiche, comprese quelle sulla sicurezza e l’immigrazione. Un attacco che arriva a seguito della presa di posizione di Meloni contro le parole di Trump a Papa Leone XIV. Una condanna, arrivata con ben 9 ore di ritardo, ma che ha comunque indispettito il presidente statunitense. “Trovo inaccettabili le parole del presidente Trump nei confronti del Santo Padre”, aveva dichiarato Meloni.
Il tycoon aveva criticato il pontefice dopo che quest’ultimo aveva indetto una preghiera per la pace in Iran. “Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”, aveva criticato Trump, sostenendo che il Papa dovrebbe “darsi una regolata” e “smettere di assecondare la sinistra radicale e di essere un politico”. Un’accusa a cui Robert Francis Prevost ha risposto indirettamente, chiarendo di non temere l’amministrazione Usa e di non voler aprire alcun dibattito diretto con Trump.
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