Mentre continuano le tensioni nello Stretto di Hormuz, che torna ostaggio di un doppio blocco navale, Donald Trump ha convocato una riunione nella Situation Room della Casa Bianca. Secondo fonti americane, senza una svolta la guerra potrebbe riprendere nel giro di pochi giorni.
Intanto Macron chiede chiarezza su quanto avvenuto in Libano, dove un peacekeeper francese del contingente Unifil è rimasto ucciso e altri due gravemente feriti. Hezbollah nega ogni responsabilità.
La riunione nella Situation Room
Oltre a Trump e al suo vice JD Vance, alla riunione hanno partecipato il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il segretario al Tesoro Scott Bessent, il capo di gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles, l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, il direttore della Cia John Ratliffe ed il capo delle Stati maggiori riuniti dell’esercito Dan Caine. L’incontro arriva a poche ore dalle dichiarazioni ottimistiche dello stesso Trump, che aveva parlato di un possibile accordo “entro un giorno o due”.
Dietro le quinte, però, il clima è ben diverso. Parlando con Axios, un funzionario statunitense ha ammesso che, in assenza di progressi, il conflitto potrebbe riaccendersi rapidamente, mentre secondo il Wall Street Journal si starebbe valutando anche l’abbordaggio di navi legate all’Iran da parte della Marina USA.
Accordo lontano
L’accordo, del resto, appare lontano. Dopo il fallimento dei colloqui a Islamabad lo scorso fine settimana, secondo il viceministro degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh Teheran starebbe cercando di finalizzare un “accordo quadro”, ma non avrebbe senso fissare un incontro “perché ci sono domande su cui gli americani non hanno ancora abbandonato la loro posizione massimalista”. Lo scoglio più arduo da superare, come già dichiarato ufficialmente da Vance e Trump, è quello relativo al programma nucleare. Dopo la promessa di Trump di prendere possesso dell’uranio arricchito iraniano con le buone o con le cattive, Teheran ha escluso la possibilità di cederlo spontaneamente agli Stati Uniti. “Il trasferimento dell’uranio arricchito al 60% non è mai stata un’opzione”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei.
Il passo indietro su Hormuz
Passi indietro anche sullo Stretto di Hormuz: dopo aver temporaneamente consentito il passaggio alle navi commerciali durante la tregua, lasciando transitare circa una dozzina di imbarcazioni tra petroliere, cargo e navi da crociera, inclusa la Msc Euribia, Teheran ha annunciato che lo Stretto tornerà al suo “stato precedente”, ovvero al blocco totale. La decisione di è una reazione alla scelta degli Stati Uniti di mantenere il proprio blocco navale. Le autorità iraniane rivendicano il controllo dello Stretto di Hormuz come un proprio diritto legale e sono pronte a farlo valere “fino alla conclusione definitiva della guerra” e alla fine delle sanzioni. Intanto, almeno tre attacchi contro navi civili sono stati segnalati nelle ultime ore, senza gravi danni né incendi a bordo.
Libano, tregua già a rischio
Intanto il presidente libanese Joseph Aoun “ha condannato “con forza l’attacco contro la forza francese” dell’Unifil e “ha dato istruzioni alle autorità competenti di indagare immediatamente su questo incidente e di accertare le responsabilità”, accogliendo l’appello del presidente francese Emmanuel Macron, con il quale ha avuto una conversazione telefonica. Inizialmente la responsabilità era stata attribuita, sebbene con formula dubitativa, ai miliziani di Hezbollah; il “Partito di Dio” ha però negato il proprio coinvolgimento nell’attacco, costato la vita a un soldato francese, il sergente capo Florian Montorio e il ferimento di altri tre peacekeeper; a quanto riferisce Parigi, due di loro sarebbero in gravi condizioni.
Canale 12: “Israele si prepara a tornare a combattere”
Secondo l’emittente israeliana Canale 12, a seguito della convocazione della riunione nella Situation Room da parte di Donald Trump, Israele si starebbe preparando a riprendere i combattimenti con l’Iran. Nel frattempo il suo esercito israeliano ha rivendicato nuove operazioni contro Hezbollah, sostenendo di aver neutralizzato miliziani che “hanno violato gli accordi di cessate il fuoco” e rappresentavano una minaccia diretta per le truppe schierate nel sud del Libano. Per questo motivo, l’aviazione è intervenuta colpendo e “uccidendo i terroristi”. In un secondo episodio, sempre nell’area meridionale e nei pressi della cosiddetta Linea Gialla, i militari israeliani hanno preso di mira un tunnel utilizzato dai combattenti sciiti, dopo aver individuato alcuni membri di Hezbollah mentre vi stavano entrando. Nonostante qualche passo avanti, la tregua resti estremamente fragile.
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