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domenica 26 Aprile, 2026
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Il genocidio degli armeni ph X

Il 24 aprile 1915 l’inizio del genocidio armeno: un milione e mezzo di morti nel silenzio della storia

Donne, uomini e bambini furono deportati, uccisi e lasciati morire di fame o di freddo. Una persecuzione sistematica messa in atto dall'Impero ottomano e che la Turchia oggi si ostina a non riconoscere

Da Laura Laurenzi
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Il 24 aprile è da oltre un secolo la data simbolo di uno degli eventi più brutali e violenti della storia umana. Tra il 1915 e il 1923, le autorità dell’Impero Ottomano hanno avviato una campagna sistematica di persecuzione, deportazione e sterminio contro la popolazione degli armeni. In poco meno di 10 anni furono un milione e mezzo i morti. Una strage che ha preceduto e ispirato quella messa in atto dai nazisti.

Uomini, donne e bambini uccisi, scannati, lasciati morire di fame o di freddo. “Il grande male”, è così che i sopravvissuti del popolo armeno ricordano quanto subito dai loro avi. In una giornata come quella di oggi, in cui cade il 111esimo anniversario dell’inizio di questa strage, il potere della memoria e della celebrazione risulta fondamentale. Ricordare i dolori del passato per evitare che si ripetano nel presente. Il 24 aprile è una data simbolica, scelta perché nel 1915 si verificò una strage di intellettuali, politici e religiosi armeni a Costantinopoli.

Quello armeno è o non è un genocidio?

Oggi, ci sono ancora dubbi sul fatto che questa strage possa essere considerata o no un genocidio. Alcuni storici si oppongono a questa visione, ritenendo che l’Impero ottomano non avesse realmente un progetto di sterminio. La Turchia non riconosce questa pagina della sua storia e respinge la definizione di “genocidio”, preferendo parlare di eventi legati al contesto della Prima Guerra Mondiale.

L’Italia il 10 aprile 2019 ha ufficialmente riconosciuto il genocidio degli armeni, come atto politico e morale che si inserisce nell’impegno per la tutela dei diritti umani e contro ogni forma di negazionismo. “Ricordare oggi questa atrocità significa rinnovare il monito verso quei governanti che, per meri interessi, alimentano divisioni e guerre regionali, con il rischio di creare i presupposti di nuovi e più ampi conflitti”, ha dichiarato oggi Giulio Centemero, presidente dell’intergruppo di amicizia Italia-Armenia.

Una strage sistematica che oggi è ancora poco conosciuta, ma che segna uno dei momenti più bui della storia dell’umanità. Oggi l’Armenia è ancora un Paese assediato e perseguitato. Un territorio minuscolo senza sbocchi sul mare o risorse energetiche. I suoi unici interlocutori politici ed economici sono l’Iran e la Russia. Negli ultimi anni ha però dimostrato un interesse e un’apertura ideologica nei confronti dell’Occidente e dell’Europa. Un popolo che porta con sé il ricordo di una violenza sconcertante e che oggi continua a lottare per la sua libertà.

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