È passato quasi un decennio dalla morte di Marco Pannella, scomparso il 19 maggio 2016 a 86 anni. Eppure il suo nome continua a dividere, far discutere, lasciare tracce. Leader del partito Radicale , provocatore, militante non violento, Pannella ha attraversato mezzo secolo di storia italiana trasformando temi considerati tabù in battaglie pubbliche. Dal divorzio all’aborto, fino ai diritti dei detenuti, la sua figura resta una delle più riconoscibili della politica italiana del Novecento.
Le battaglie sui diritti civili
La sua attività politica entra nella storia già alla fine degli anni Sessanta. Nel 1968 protesta contro l’invasione sovietica della Cecoslovacchia, poi sostiene con lunghi scioperi della fame la legge Fortuna-Baslini sul divorzio. Una battaglia che tornerà centrale nel referendum del 1974, quando il fronte del “No” respinse il tentativo di cancellare la legge.
Negli anni successivi Pannella lega il suo nome alle campagne per l’obiezione di coscienza, per la legalizzazione dell’aborto e per la depenalizzazione delle droghe leggere. Celebre la conferenza stampa in cui fumò uno spinello davanti ai giornalisti, gesto che gli costò l’arresto e che trasformò una provocazione in caso politico nazionale.
Il corpo come strumento politico
Il digiuno fu il simbolo della sua azione. Pannella parlava di “dare corpo” alle proprie idee. Per oltre quarant’anni alternò scioperi della fame e della sete su temi diversi: giustizia, referendum, informazione, finanziamento pubblico ai partiti, condizioni delle carceri.
Le sue proteste arrivarono spesso al limite fisico, tanto da spingere presidenti della Repubblica, capi di governo e anche papi a intervenire. Nel 2014 Papa Francesco lo chiamò durante uno sciopero della fame. Un anno dopo, durante quella che sarebbe stata la sua ultima protesta per i diritti dei detenuti, ricevette una telefonata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che gli chiese di interrompere il digiuno. Pannella rispose con una frase rimasta simbolica: «Brindo a Sergio!».
La sua idea di militanza politica si riassume anche in una delle frasi più celebri pronunciate durante una maratona oratoria radicale: «Noi non abbiamo speranze, ma stiamo speranza». Una sintesi perfetta del suo modo di intendere la politica: presenza continua, anche controcorrente.
Il ricordo a Teramo
Nel decennale della scomparsa, la città di Teramo, dove Pannella nacque nel 1930, ospiterà due giornate commemorative organizzate dal Partito Radicale e dal Comune. Il 18 maggio verrà presentato il libro Pazzi di libertà, con un saggio del giornalista Francesco Merlo. Tra gli ospiti anche Luca Telese e Mirella Parachini, storica compagna del leader radicale.
Il 19 maggio, invece, si terrà una cerimonia davanti alla sua tomba nel cimitero di Cartecchio, con la partecipazione di istituzioni, amici ed esponenti radicali. Il sindaco Gianguido D’Alberto lo ha definito “uno straordinario esempio di passione civile, libertà e coraggio”. A dieci anni dalla morte, Marco Pannella continua a restare fuori dagli schemi anche nel ricordo: contestato da molti, ammirato da altri, ma quasi impossibile da ignorare.
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