C’è chi cambia casacca, chi tratta sottobanco e chi prova a trasformare pochi punti nei sondaggi in potere politico. La discussione sulla nuova legge elettorale sta già ridisegnando gli equilibri del Parlamento e a guadagnarci, almeno per ora, sono soprattutto i piccoli partiti. In un sistema che rischia di trasformarsi in una sfida sul filo dello 0,1 per cento, anche qualche deputato può diventare decisivo.
L’ultimo terremoto arriva dal centrodestra: la deputata della Lega Laura Ravetto lascia Matteo Salvini e passa con Roberto Vannacci in Futuro nazionale. Una mossa attesa da giorni, ma che nel Carroccio ha provocato irritazione e nervosismo. L’europarlamentare leghista Silvia Sardone parla di scelta fatta “per opportunità”, mentre il senatore Claudio Borghi prova a minimizzare: «Da 1 a 10 mi dispiace 1». Dietro le battute, però, resta la preoccupazione per la crescita del generale.
Il gioco di Vannacci
Vannacci si gode il momento e manda segnali chiari agli alleati. I sondaggi attribuiscono a Futuro nazionale circa il 4 per cento e il generale sa bene che quei voti potrebbero pesare parecchio. «Per me l’alleanza con la destra è una priorità, ma la fiducia deve essere bidirezionale», spiega. Poi aggiunge: «Fin qui la maggioranza non ha accettato nessuna delle nostre proposte».
L’obiettivo è alzare il prezzo politico del sostegno al governo. Anche sulla riforma elettorale Vannacci vuole lasciare il segno: «Vorremmo che fossero introdotte le preferenze». E avverte gli alleati: «Fn è in crescita astronomica, vengono a noi tutti i delusi del governo. Dopo Ravetto altri arriveranno».
La battaglia sulla legge elettorale
La riforma del sistema di voto divide la politica. Per Fratelli d’Italia serve evitare il rischio paralisi. Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera ed esponente di FdI, sostiene che senza modifiche il Paese potrebbe finire bloccato da un pareggio tra coalizioni. «Serve una legge che conservi il bipolarismo: chi vince governa, chi perde fa l’opposizione», dice. Poi attacca la segretaria del Pd Elly Schlein: «Mi viene il dubbio che non abbia fiducia in sé stessa e parteggi per un governo tecnico».
Di tutt’altro avviso l’ex senatore del Pd Luigi Zanda. «Con l’attuale Rosatellum Meloni può vincere o pareggiare, con la nuova legge può perdere», osserva. E paragona la premier Giorgia Meloni a Matteo Renzi: «Sta ripercorrendo le sue tappe: referendum, sconfitta, legge elettorale, sconfitta».
Il rebus Calenda
Anche nel centrosinistra il clima è teso. Secondo le simulazioni di YouTrend, con il nuovo sistema potrebbe vincere lo schieramento avanti di appena uno 0,1 per cento. Ecco perché i voti di Azione rischiano di diventare decisivi.
Carlo Calenda continua a ripetere «mai con Salvini e Vannacci», ma pure «mai con M5s». Una linea che però dentro il partito non convince tutti. Matteo Richetti, capogruppo di Azione alla Camera, apre uno spiraglio verso il campo progressista: «Portare Vannacci alla Difesa deve essere un obiettivo che va fermato», anche «con tutti gli strumenti possibili». Nel partito, però, c’è chi guarda altrove. Secondo indiscrezioni, Ettore Rosato ed Elena Bonetti sarebbero più vicini all’ipotesi di dialogo con il centrodestra. Bonetti smentisce seccamente: «Noi con Vannacci? Ma per carità». E avverte sui rischi della nuova legge: «Porterebbe entrambe le coalizioni a stare sotto ricatto degli antieuropeisti filoputiniani».
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