lunedì 25 Maggio 2026

Non solo Ben-Gvir. Anche la Ministra dei Trasporti umilia la Flotilla: “Ubriachi e drogati”

Miri Regev, fedelissima di Netanyahu, ha pubblicato un video in cui gli attivisti sono ammanettati e inginocchiati e li bolla come "sostenitori del terrorismo"

Da Giustino Marai
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Ad Ashdod, a fare propaganda sui corpi torturati e umiliati degli attivisti della Flotilla, non c’era soltanto Itamar Ben-Gvir. Anche la ministra dei Trasporti Miri Regev ha approfittato della ghiotta occasione per un video di propaganda in cui mostrava gli attivisti inginocchiati e ammanettati e li bollava come “sostenitori del terrorismo”, “ubriachi e drogati”.

Chi è Miri Regev

Una carriera ricca di riconoscimenti e di controversie nell’esercito israeliano, poi fedelissima di Netanyahu ed eletta con il suo Likud, undici anni fa Miri Regev veniva definita da Haaretz “una Trump in tacchi alti”.
Da Ministra della Cultura e dello Sport, carica che ha ricoperto dal 2015 al 2020, si impegnò a ritirare i finanziamenti agli artisti che non fossero allineati e fedeli allo Stato ebraico, e prese duramente posizione contro un’associazione di veterani delle IDF che denunciava le violenze contro i palestinesi nei territori occupati.
Recentemente ha difeso i nove soldati ripresi in video mentre abusavano sessualmente di un prigioniero palestinese nel carcere di Sde Teiman.

La condanna di Ben-Gvir

Del video di Regev si è parlato poco, oscurato da quello di Ben-Gvir, che ha infiammato il dibattito e obbligato anche i più spudorati complici di Israele a dissociarsi e condannare l’umiliazione degli attivisti, che le IDF hanno sequestrato in acque internazionali e torturato nel porto di Ashdod.
Ma, nel contesto attuale, la stigmatizzazione di Ben-Gvir non è altro che un tassello nella lunga opera di normalizzazione del governo suprematista e genocida di un Paese che da decenni agisce al di fuori di ogni legalità internazionale.

I dividendi

Dal video del ministro della sicurezza nazionale hanno infatti guadagnato un po’ tutti.
Il video ha permesso al suo protagonista di mostrarsi duro, intransigente, e di affascinare l’elettorato più radicale. Da piccolo partito, il suo Otzma Yehudit ha guadagnato credito in una società israeliana sempre più incancrenita.
Dissociandosi e condannando il video, Netanyahu ha rafforzato la sua immagine di moderato rispetto alle altre forze politiche che sgomitano per il potere.
E i governi europei, in primis quello italiano, hanno potuto usare parole dure, magari convocare l’ambasciatore israeliano, e fingere ancora una volta di avere una spina dorsale. Quando si tratterà di passare dalle chiacchiere alle azioni concrete, per fortuna, il caso degli attivisti torturati e umiliati non sarà più su tutte le prime pagine.

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