giovedì 16 Luglio 2026

Negativi ai test Ebola i due cooperanti ricoverati al Sacco

Al rientro dall'Uganda, una donna e un uomo avevano manifestato sintomi compatibili col virus. Bertolaso: "Si poteva evitare l'allarme mediatico"

Di Giustino Marai
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Sono risultati negativi ai test per il virus i due cooperanti italiani ricoverati nelle scorse ore all’ di dopo il rientro dall’Uganda. Lo hanno comunicato il ministero della Salute e l’assessore lombardo al Guido Bertolaso. I due restano comunque sotto osservazione, mentre gli specialisti stanno approfondendo altre possibili cause dell’.

Riscontrata positività alla Shigella

“Gli virologici eseguiti presso il laboratorio di riferimento dell’ospedale Sacco di Milano hanno dato esito negativo”, ha dichiarato Bertolaso. I due pazienti sono risultati negativi anche ai test per malaria e per i principali virus respiratori monitorati in questo periodo. “Alla dei primi risultati diagnostici, tra le ipotesi attualmente considerate vi è quella di un’infezione di origine batterica a carico dell’apparato gastroenterico. È stata infatti riscontrata positività alla Shigella in entrambi i soggetti”, ha aggiunto l’assessore.

“Rischio molto basso in Italia”

Anche il ministero della Salute ha confermato l’esito negativo degli esami: “I test per Ebola effettuati oggi al Sacco di Milano su due persone rientrate nelle scorse ore dall’Uganda sono negativi”. Il dicastero ha precisato che i due erano stati sottoposti “a titolo precauzionale” agli accertamenti specialistici nell’ambito delle attività di monitoraggio legate all’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo. “Il rischio in Italia resta molto basso”, ribadisce il ministero, che continua a seguire il caso insieme alla Lombardia e alla Protezione civile.

Bertolaso: “Si poteva evitare l’allarme mediatico”

Nel commentare l’esito degli esami, Bertolaso ha anche criticato la gestione delle informazioni nelle ore precedenti: “Al momento non sussistono elementi di allarme per la salute pubblica. Se questa mattina fossero state rispettate le corrette tempistiche e procedure, si sarebbe potuta evitare l’attivazione di un allarme mediatico che ha comportato un notevole dispiego di risorse e attività operative”.
I due cooperanti, una donna di 33 anni e un uomo di 31, erano rientrati da circa 24 ore dall’Uganda insieme ad altri familiari dopo una permanenza di tre mesi vicino ai confini con Congo e Ruanda. Durante la notte avevano sviluppato febbre alta, nausea, diarrea e altri sintomi gastrointestinali. Proprio perché provenienti da un’area considerata a rischio Ebola, erano scattati immediatamente i protocolli di e sorveglianza sanitaria previsti per i casi sospetti.

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