domenica 7 Giugno 2026
Meloni e Crosetto

Perché il governo sta discutendo sui fondi europei per la difesa

L’Italia può accedere a quasi 15 miliardi di euro del programma SAFE dell’Unione Europea, ma Meloni e Crosetto hanno idee diverse su come usarli: per il riarmo o per affrontare anche i costi della crisi energetica

Da Maria Vittoria Ciocci
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L’utilizzo dei 14,9 miliardi di euro del programma SAFE dell’Unione Europea, come riporta il Financial Times, ha provocato uno scontro frontale tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro della Difesa Guido Crosetto. Il fondo, in teoria, è destinato alle spese per la difesa e venne approvato alla luce dell’escalation militare in Ucraina. Ma di fronte alla crisi energetica, causata dal conflitto in Medio Oriente, la premier ha chiesto a Bruxelles di poterne destinare una parte alle famiglie in difficoltà.

È su questo che Crosetto e Meloni si trovano in disaccordo, in quanto il ministro vorrebbe seguire le direttive originare e utilizzarli tutti per gli investimenti militari. Mentre la leader di Fratelli d’Italia ha ribattuto perentoria: “Non possiamo dire ai cittadini che i soldi servono solo per la difesa”. Affermazioni che hanno visto, indirettamente, la replica del responsabile per la Difesa: “Chiunque pensi che sia uno spreco di risorse pubbliche, sta facendo un errore di valutazione”.

Il dibattito sui fondi Ue

Secondo Crosetto, “chi non concorda nelle necessità di costruire una difesa forte, inconsapevolmente lavora contro l’Italia, contro il futuro dei nostri figli”. Tuttavia, rimane il fatto che non si può chiudere un occhio sulle criticità del momento. A oggi queste convergono sulla crisi energetica e l’inflazione del carburante, che stanno mettendo in ginocchio l’Europa e l’Italia in primis. Tanto che la premier, continua il Financial Times, ha dovuto chiedere alla Commissione Ue di “escludere dal calcolo del deficit le misure per contrastare” l’attuale condizione di crisi.

Su Le Monde però le giravolte di Meloni, volte a trovare un espediente per contrastare gli effetti del conflitto mediorientale, vengono percepite come un tentativo di recuperare terreno in vista delle politiche del 2027. Il giornale francese infatti scrive: “Meloni aveva minacciato di ritirare il suo paese dal programma Safe, se le sue richieste non fossero state accolte. La leader italiana aveva innegabilmente abbracciato il pragmatismo europeo, ma oggi, politicamente indebolita dalla sconfitta del referendum, sta cambiando rotta“.

La Commissione Ue, preso atto delle richieste della leader di Fratelli d’Italia, ha concesso al Paese una flessibilità dello 0,3% sul Pil, che si traduce in circa 7 miliardi di investimenti nel 2026 e altrettanti nel 2027. Ma sul programma SAFE, Meloni e Crosetto non hanno ancora raggiunto un compromesso.

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