L’attentato al Pride di Berlino del 24 luglio ha riacceso con forza il dibattito politico sulla sicurezza, sulle risposte della politica di fronte al terrorismo e all’odio omotransfobico. A suscitare polemiche sono state anche le parole della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha espresso solidarietà alle istituzioni tedesche senza citare la comunità LGBTQ+, bersaglio dell’attacco. Per approfondire questi temi, La Sintesi ha contattato Franco Grillini, attivista storico del movimento lgbt, fondatore e presidente onorario di Arcigay.
Presidente Grillini, il 26 luglio ha sottolineato come l’attentato al Pride di Berlino abbia spinto il Governo Meloni a manifestare solidarietà al governo tedesco ma non alla comunità LGBTQ+ colpita. Vuole approfondire?
“Io ho trovato questa mancanza di riguardo abbastanza inquietante, perché ad essere attaccata è stata la manifestazione. Naturalmente si è trattato anche di un attentato all’integrità della Germania, alla libertà, ai diritti individuali. Ma la solidarietà avrebbe dovuto essere rivolta prima di tutto al Pride, ai partecipanti, agli organizzatori, alle organizzazioni presenti e alle persone ferite. È una questione di umanità, prima ancora che politica. È una questione di sensibilità umana, che evidentemente alla Presidente del Consiglio e al ministro degli Esteri manca totalmente. Inoltre, con il passare delle ore stanno emergendo nuovi dettagli sull’attentato. Per esempio, l’attentatore non era un lupo solitario: c’erano altre persone nel minivan con lui perché è difficile immaginare che un solo individuo possa accoltellare 29 persone. Nell’attacco è anche morta una ragazza della quale, peraltro, non si sa nulla. Anche in questo caso sarebbe stato doveroso esprimere solidarietà alla famiglia, eventualmente al partner o alla partner di questa ragazza”.
La premier ha parlato di “contrarietà a ogni forma di odio”. Ritiene che questa posizione trovi riscontro nelle politiche del Governo?
“No, perché nel concreto il Governo Meloni ha adottato provvedimenti odiosi. Penso alla legge Varchi che commina due anni di carcere a chi pratica la gravidanza surrogata all’estero. Per non parlare dei provvedimenti del ministro dell’Interno Piantedosi che vietano l’iscrizione dei figli di coppie omosessuali all’anagrafe. Se questo non è un provvedimento odioso, non so cosa lo sia. Quando si impedisce a un bambino di avere un’identità amministrativa si fa una violenza inusitata: vuol dire che tu lasci che un bambino non esista, metti i genitori nelle condizioni di non poterlo accompagnare a scuola, di non poterlo assistere. Una misura totalmente odiosa, crudele e disumana. Quindi, le politiche di odio dipendono in larga parte da provvedimenti odiosi che il Governo Meloni ha ampiamente adottato”.
Venendo alla matrice dell’attentato, secondo lei esiste un’incapacità della sinistra e del movimento Lgbt di riconoscere l’Islam radicale come un pericolo?
“Su questo non c’è dubbio. C’è una certa debolezza, chiamiamola così, verso la questione della laicità. I Pride sono manifestazioni per la laicità dello Stato, perché uno Stato laico crea uno spazio libero statale, sociale, politico, culturale praticabile per tutti. Se prevale, poco o tanto che sia, un integralismo di qualsiasi tipo è chiaro che quello spazio si restringe. L’esempio più eclatante è quello inglese, dove in alcune contee, dato che l’Inghilterra non ha una Costituzione, è stata riconosciuta come valida la Sharia, cioè la giurisprudenza legata al Corano. Io trovo che questa sia una mostruosità che non c’entra niente con la cultura woke. Oggi quella cultura viene costantemente messa sul banco degli imputati, nonostante nasca dall’idea di uguaglianza, inclusione e auto-designazione emersa dopo l’omicidio Floyd. Un episodio di cui abbiamo avuto a Bologna la fotocopia con la morte di Fakir. Allora, visto che tutta la destra cita la cultura woke come il massimo ludibrio, mi devono spiegare cosa c’è che non va in questa cultura. Cosa contestano? L’inclusione, la lotta al razzismo, la lotta per l’uguaglianza, l’idea che tutti debbano avere le stesse opportunità? Cosa non gli piace? La destra si inventa degli slogan e delle parole che usa come manganelli. Oggi non c’è più bisogno dei pestaggi come nell’epoca del fascismo, anche se ogni tanto ci sono pure quelli, perché le manganellate si danno tramite i social. Poi scopriamo che i grandi gerarchi di queste piattaforme spingono algoritmi che si basano su sesso, soldi e sangue. Con una situazione di questo tipo, un folle si lancia sulla folla con un minivan. Allora è ovvio che esiste un pericolo dell’integralismo islamico. Io lo dico da tempo. Io sono quello che 20 anni fa si è opposto a Bologna alla costruzione della moschea su terreno pubblico. Gli antagonisti di quel tempo mi avevano dato del fascista perché andavo contro una moschea, oltretutto gestita a suo tempo da un’organizzazione che era inserita nell’elenco delle organizzazioni terroristiche”.
Questa difficoltà dei movimenti progressisti nell’affrontare il tema della sicurezza potrebbe avvicinare la comunità LGBT a partiti tradizionalmente considerati lontani dai suoi valori e dalle sue idee?
“La questione sicurezza è una tema reale. Le persone hanno paura e la politica deve tenerne conto. C’è però bisogno di declinare il tema della sicurezza in maniera non repressiva. La destra risponde unicamente aumentando i reati e le pene, con il risultato di incrementare il numero dei processi e il sovraffollamento delle carceri, senza investire in misure alternative. C’è una differenza abissale sul discorso sulla sicurezza tra destra e sinistra. Poi, dal mio punto di vista, a sinistra bisogna promuovere l’integrazione. Io sono l’autore insieme al compianto senatore Giampaolo Silvestri della legge sulla protezione internazionale. Una legge che ha garantito la protezione di circa 30mila persone LGBT nel mondo. Le stesse che altrimenti avrebbero perso la vita rimanendo nel loro Paese. Bisogna prendere ad esempio questa legge che ha portato in Italia persone che si sono integrate, hanno trovato lavoro e sono inserite nella società. Quindi, l’esempio di integrazione che hanno dato i gruppi legati ai circoli LGBT è un esempio per tutta la sinistra”.
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