La madre di Andrea Sempio è stata ricoverata d’urgenza dopo una possibile overdose di farmaci. Alla donna è stata praticata una lavanda gastrica. Al momento non è chiaro se si sia trattato di un gesto volontario oppure di un’assunzione accidentale di medicinali. Sono in corso gli accertamenti.
Il ricovero
A confermare la notizia è stato l’avvocato Liborio Cataliotti, uno dei legali che difendono Andrea Sempio, intervenuto durante la trasmissione Dentro la notizia condotta da Gianluigi Nuzzi su Canale 5. «Non sappiamo se si tratti di un gesto volontario o di un’assunzione errata di farmaci», ha spiegato Cataliotti. «Abbiamo detto al figlio di stare vicino alla madre in questo momento».
La donna è stata trasferita rapidamente in ospedale, dove i medici le hanno praticato una lavanda gastrica.
Il ruolo nell’inchiesta
Daniela Ferrari è stata ascoltata più volte dai carabinieri nell’ambito della nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, che attualmente vede suo figlio Andrea Sempio unico indagato dalla Procura di Pavia. Gli accertamenti si sono concentrati sul biglietto di un parcheggio di Vigevano datato 13 agosto 2007, l’alibi di Sempio. Secondo una ricostruzione contenuta nell’informativa degli investigatori, la donna sarebbe stata l’unica componente della famiglia certamente alla guida dell’auto quella mattina. Da qui l’ipotesi, ancora da verificare, che fosse stata lei a recarsi a Vigevano e non il figlio.
Il tritacarne mediatico
Qualunque sia la causa del ricovero, la vicenda impone una riflessione sul clima costruito intorno alle persone coinvolte nelle grandi inchieste giudiziarie. Da mesi il caso Garlasco è diventato materiale quotidiano per social network e talk show le cui ricostruzioni più o meno plausibili diventano nella coscienza collettiva sentenze passate in giudicato. Indagati, parenti e testimoni si scoprono personaggi di una fiction cinica e cruda vissuta sulla propria pelle.
La magistratura deve svolgere il proprio lavoro. Raccontare un’indagine è un diritto, e spesso un dovere, di chi si occupa di cronaca. Ma la loro spettacolarizzazione, l’ossessione per lo scoop, la trasformazione di un caso di cronaca nera in un palinsesto televisivo, non sono degni di un paese che voglia considerarsi civile.
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