domenica 30 Agosto 2026
I genitori di Andrea Sempio. ANSA_Federica Zaniboni

Garlasco, la madre di Sempio ricoverata per overdose di farmaci

Daniela Ferrari è stata sottoposta a una lavanda gastrica. Non è ancora chiaro se si tratti di un incidente o di un gesto volontario. La notizia confermata in tv dall'avvocato Cataliotti

Di Giustino Marai
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La di è stata ricoverata d’urgenza dopo una possibile overdose di . Alla donna è stata praticata una lavanda gastrica. Al momento non è chiaro se si sia trattato di un gesto volontario oppure di un’assunzione accidentale di medicinali. Sono in corso gli accertamenti.

Il ricovero

A confermare la notizia è stato l’avvocato Liborio Cataliotti, uno dei legali che difendono Andrea , intervenuto durante la trasmissione Dentro la notizia condotta da Gianluigi Nuzzi su Canale 5. «Non sappiamo se si tratti di un gesto volontario o di un’assunzione errata di farmaci», ha spiegato Cataliotti. «Abbiamo detto al figlio di stare vicino alla madre in questo momento».
La donna è stata trasferita rapidamente in ospedale, dove i medici le hanno praticato una lavanda gastrica.

Il ruolo nell’inchiesta

Daniela Ferrari è stata ascoltata più volte dai nell’ambito della nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, che attualmente vede suo figlio Andrea Sempio unico indagato dalla Procura di Pavia. Gli accertamenti si sono concentrati sul biglietto di un di datato 13 agosto 2007, l’alibi di Sempio.  Secondo una ricostruzione contenuta nell’informativa degli investigatori, la donna sarebbe stata l’unica componente della certamente alla guida dell’ quella mattina. Da qui l’ipotesi, ancora da verificare, che fosse stata lei a recarsi a Vigevano e non il figlio.

Il tritacarne mediatico

Qualunque sia la causa del ricovero, la vicenda impone una riflessione sul clima costruito intorno alle persone coinvolte nelle grandi giudiziarie. Da mesi il caso Garlasco è diventato materiale quotidiano per social network e talk show le cui ricostruzioni più o meno plausibili diventano nella coscienza collettiva sentenze passate in giudicato. Indagati, parenti e testimoni si scoprono personaggi di una fiction cinica e cruda vissuta sulla propria pelle.
La magistratura deve svolgere il proprio lavoro. Raccontare un’indagine è un diritto, e spesso un dovere, di chi si occupa di cronaca. Ma la loro spettacolarizzazione, l’ossessione per lo scoop, la trasformazione di un caso di cronaca nera in un palinsesto televisivo, non sono degni di un paese che voglia considerarsi civile.

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