La rivolta scoppiata il 4 luglio nel carcere di Enna è stata repressa dopo diverse ore. Intorno alle 11 i detenuti dell’istituto penitenziario sono riusciti a conquistare i due padiglioni della struttura, vivendo momenti di pura anarchia. Hanno distrutto le telecamere di sicurezza interne che monitorano i piani e devastato intere celle prima che gli agenti della polizia penitenziaria riuscissero a riprendere il controllo della situazione nel pomeriggio.
Le cause della rivolta nel carcere di Enna
Nessuno, però, è rimasto sorpreso. Sembrava che una situazione simile fosse attesa, viste le tensioni che continuavano a crescere all’interno del carcere. Lo riferiscono i sindacati, che ricordano i tanti sequestri di cellulari e droga introdotti all’interno dell’istituto. Proprio l’ennesima confisca sarebbe stata alla base della rivolta, almeno secondo quanto riferito dalle autorità. Inizialmente, era circolata la voce che i detenuti avessero dato inizio alle violenze a causa di un danno a una centralina telefonica.
A causa dei disagi provocati dal maltempo non avrebbero potuto sentire i propri cari per diversi giorni. Al momento non vi sono certezze su quale delle due versioni corrisponda alla realtà o se magari entrambe si siano verificate. Ora tutti i detenuti sono stati riportati nelle camere di pernottamento e sono in corso le perquisizioni e gli arresti dei promotori, che verranno trasferiti in altri istituti.
Morfino (M5S): “Serve un’interrogazione parlamentare sul caso”
Lo scontro, però, ora è tutto politico. Mentre il Governo continua a lavorare a un piano carceri che sembra troppo lento, detenuti e forze dell’ordine pagano le conseguenze di questi ritardi. Il sottosegretario alla Giustizia, Alberto Balboni, ha annunciato con orgoglio la fine dei tafferugli a Enna, ringraziando gli agenti intervenuti che avrebbero “evitato conseguenze tragiche”. Nessuna parola, però, è stata dedicata alle cause di questa rivolta.
La deputata M5S, Daniela Morfino, ha quindi annunciato un’interrogazione parlamentare sull’episodio al fine di avere più certezze su quanto accaduto. Una richiesta che risponde alle richieste di aiuto dei sindacati e del Garante dei detenuti. Mimmo Nicotra, presidente nazionale della confederazione sindacati polizia penitenziaria, ha ricordato come ormai da mesi fossero continue le richieste per il trasferimento dei detenuti affinché il carcere venisse ristrutturato. “La propaganda del governo e del ministro Carlo Nordio si infrange con la realtà delle carceri italiane”, ha criticato.
“Secondo i dati del Ministero della Giustizia, nel carcere di Enna erano presenti 214 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 167 posti”, ha denunciato invece il segretario del Sindacato della Polizia Penitenziaria (Spp), Aldo Di Giacomo, ricordando che la piaga del sovraffollamento carcerario gioca un ruolo fondamentale in situazioni come quella avvenuta il 4 luglio nel carcere di Enna.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()





