mercoledì 15 Luglio 2026

Docenti e ricercatori ancora precari: la legge Bernini approvata alla Camera è una scatola vuota

Dall’abolizione della ASN, all’introduzione di un sistema di autocertificazione online. L’opposizione: «Contribuirà solo ad aggravare la paralisi del sistema di reclutamento»

Di Redazione
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La nuova legge Bernini, voluta appunto dalla ministra dell’Università Anna Maria Bernini, ottiene il via libera alla Camera con 122 voti favorevoli, 70 contrari e 3 astenuti. Il testo, che non ha subito ulteriori modifiche dall’approvazione al Senato il 9 dicembre 2025, cambia drasticamente il sistema dei concorsi universitari. In particolare, si verifica un dietrofront importante sulla riforma del 2010, relativamente all’abolizione dell’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN). Presentata inizialmente come strumento per rinnovare gli atenei sul modello di Francia e Germania, si è invece tradotta in 2.500 ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, dal 2013 al 2024, e in appena 45 chiamate per i professori e 179 per i ricercatori. Dal 2012 a oggi, su un totale di 71 mila aspiranti professori, degli idonei meno di 40 mila hanno ottenuto la cattedra.

Al posto dell’ASN, verrà predisposto un sistema di autocertificazione online. I candidati potranno inserirvi la propria «produttività» in base criteri del rispettivo gruppo disciplinare. È comunque previsto un transitorio così da esonerare chi ha già conseguito l’abilitazione e si trova in attesa del reclutamento. Le nuove commissioni d’esame saranno composte da cinque membri, che scenderanno a tre per i gruppi disciplinari . Di questi, quattro saranno esterni estratti da liste ministeriali contenenti 40 nomi con curricula consultabili online, mentre il quinto sarà un membro interno individuato dall’ateneo tra docenti in servizio all’estero.

I requisiti minimi verranno aggiornati inizialmente dopo due anni e successivamente ogni cinque, mentre la valutazione dell’Anvur sui docenti per l’assegnazione dei fondi premiali agli atenei avverrà su base triennale. La legge Bernini cambia anche le soglie di assunzione: per i professori esterni sale dal 20% al 25%, mentre per i ricercatori scende dal 33% al 25%. Introduce infine, a condizione che l’ateneo rispetti i parametri di sostenibilità economica, la possibilità di un trasferimento dopo i primi cinque anni. È il risultato di un taglio di 1,2 miliardi di euro alle università, nel quadro della Legge di Bilancio 2026 e di una perdita complessiva dal 2008 di 16 miliardi.

Le reazioni

«È una riforma regressiva che si adatta all’università sotto finanziata, lasciando ai modelli degli atenei telematici e no profit», la critica della segretaria della Flc Gianna Fracassi, «condensa gli elementi peggiori dell’accademia, localizza la selezione e aumenta la discrezionalità con prove orali».

La segue la deputata di Elisabetta Piccolotti, che ribattezza il testo Bernini come «legge saluti e baci»: «Bernini dice ai ricercatori senza santi in paradiso di preparare le valigie. Di fronte a 40 mila abilitati, il governo elimina l’ASN per ridurre i ricorsi, sostituendo le commissioni con un algoritmo da ripetere ogni concorso».

In un intervento congiunto Alfredo D’Attorre (Pd), Antonio Caso (M5S), Davide Faraone (Iv) e Piccolotti (Avs) hanno affermato: «La destra ha imposto senza confronto e senza argomenti una controriforma destinata a durare pochi mesi. Contribuirà solo ad aggravare la paralisi del sistema di reclutamento, già quasi bloccato dal pesante taglio dei finanziamenti».

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