L’Unione italiana tiro a segno (Uits), che gestisce le attività di addestramento all’uso delle armi da fuoco sia per le forze dell’ordine che per i cacciatori, è stata l’oggetto di una nuova riforma voluta dal Governo Meloni. Lo conferma il decreto legge 108 pubblicato lo scorso 26 giugno in Gazzetta ufficiale e che dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni. Dopo il ddl Caccia che vorrebbe dare maggiori libertà ai cacciatori italiani, l’esecutivo continua a interessarsi del mondo delle armi.
Il decreto ha l’obiettivo di creare una Uits centralizzata con pieni poteri, svuotando però di ogni autonomia decisionale le sezioni territoriali. Inoltre, la riforma prevede la separazione dei due fronti su cui opera l’Uits: quello sportivo lasciato alle sezioni non più autonome e quello istituzionale spostato nella sede centrale di Roma. Come riporta Il Fatto Quotidiano, a preoccupare è anche la possibilità della nascita di poligoni di tiro gestiti da privati che potrebbero avere il potere di rilasciare la certificazione per il porto d’armi. Il vantaggio sarebbe tutto delle aziende che producono armi da fuoco. che potrebbero circolare con più facilità. In più questo passaggio potrebbe provocare costi ingenti e nuovi pesi sulla burocrazia.
Criticità solo in 2 sezioni su 263
Come sottolineato dal Commissario straordinario dell’Uits, Walter De Giusti, finora il sistema avrebbe funzionato in totale trasparenza e virtuosità, con solo due sezioni – Roma e Padova – che hanno mostrato criticità sulle 263 totali. Come riporta Il Fatto, De Giusti però è stato al centro di due controversie: la prima riguarda una denuncia dell’Esercito italiano alla Corte dei Conti perché avrebbe voluto installare una palestra di boxe nel poligono di Milano; la seconda perché il Tar gli ha imposto di indire a Roma l’assemblea nazionale Uits per avviare le elezioni del nuovo presidente.
Lo sdegno e i timori della Uits
La mossa del Governo Meloni è stata accolta con un certo sdegno dagli iscritti all’organizzazione e anche da parte dei suoi vertici, in quanto concepita “in totale isolamento burocratico, senza alcuna consultazione della base associativa”. A spiegarlo a Il Fatto Quotidiano è Anna Elena Sportelli, ex revisore dei conti dell’Utis e candidata alla presidenza nazionale.
Dura anche la reazione delle 263 sezioni in cui si articola l’Uits. Di queste, 103 hanno già indirizzato una missiva formale al ministro della Difesa, Guido Crosetto, per sottolineare la loro contrarietà e anche le loro preoccupazioni su questa riforma. “Vogliono creare un mostro burocratico che renderà tutto più complesso e penalizzerà la parte sportiva”, hanno chiarito molti iscritti che vivono quotidianamente questo ambiente.
Il ruolo di Futuro Nazionale
In Lombardia anche il consigliere di Futuro Nazionale Vannacci, Luca Daniel Ferrazzi, si è schierato a favore delle sezioni autonome della Uits, presentando una mozione che impegna la giunta Fontana ad attivarsi presso il Parlamento e i ministeri coinvolti affinché la riforma “introduca garanzie adeguate” a tutela di queste sezioni. Una mossa che potrebbe mettere in difficoltà il Governo, tanto che già in sede di approvazione la Lega aveva mostrato qualche scetticismo sull’accentramento, forse proprio per evitare di lasciare il tema a Vannacci.
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