Solo 180 nuovi agenti destinati alla Lombardia sui 3mila previsti dal piano nazionale del Viminale. Il dato, pari al 6% del totale, riapre la frattura dentro la Lega tra il fronte nordista e l’area salviniana. A protestare è il governatore lombardo Attilio Fontana, che parla di scelta «penalizzante» e di sottovalutazione delle esigenze del «Nord produttivo».
Il piano del Viminale
Il ministero dell’Interno ha annunciato il rafforzamento di questure e commissariati con oltre 3mila nuovi agenti in tutte le regioni, già in servizio da agosto. Il Viminale prevede anche altre 27mila assunzioni entro la fine della legislatura.
Il sottosegretario leghista Nicola Molteni ha rivendicato il piano come un passo per aumentare il controllo del territorio, il contrasto all’immigrazione clandestina e la prevenzione di fenomeni come baby gang, spaccio e criminalità predatoria.
La protesta di Fontana
Secondo Attilio Fontana, l’iniziativa del governo va nella direzione giusta, ma contesta la distribuzione. La Lombardia, ricorda il governatore, ha oltre 10 milioni di abitanti e rappresenta circa il 17% della popolazione italiana. Ricevere 180 agenti su 3mila significa invece fermarsi al 6% della quota complessiva. Per Fontana è «del tutto chiaro» che i numeri mostrano «un’evidente sproporzione fra i territori», soprattutto se letti alla luce del peso demografico ed economico della regione.
«Logica che non legge il territorio»
«Questa scelta riflette una logica che non sa leggere il territorio», attacca il governatore. Secondo Fontana, la regione avrebbe bisogno di un presidio più forte per la densità abitativa, il peso produttivo e la presenza di rischi specifici: reati finanziari, infiltrazioni nel tessuto economico, truffe telematiche e criminalità diffusa: «Non si può fare finta di nulla di fronte a questa sottovalutazione. Politicamente è un segno ulteriore di sottovalutazione delle necessità del Nord produttivo, della Lombardia, di Milano».
La risposta del salviniano Cecchetti
Dentro la Lega la protesta non è passata inosservata. Fabrizio Cecchetti, deputato milanese vicino a Salvini, ha bacchettato il governatore: «Quando arrivano nuovi agenti sul territorio, la priorità dovrebbe essere valorizzare un risultato concreto, non alimentare polemiche». E ancora: «Chi ha responsabilità istituzionali dovrebbe contribuire a sostenere questo lavoro, non a sminuirlo».
Una replica che mostra quanto il tema sia ormai anche interno al partito.
Il malessere del Nord
Da mesi l’ala nordista della Lega chiede più ascolto e un cambio di passo nell’organizzazione del partito, con un ruolo maggiore per figure territoriali come il governatore veneto Luca Zaia, quello del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e per lo stesso Fontana.
La linea è chiara: non basta convocare il Tavolo dei Territori se poi, nell’azione di governo, alle parole non seguono i fatti. L’assegnazione degli agenti alla Lombardia viene letta proprio come l’ennesimo segnale di una distanza tra Roma e le regioni del Nord. E, soprattutto, tra Salvini e una fetta sempre più consistente del partito.
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