Con il voto alla Camera sulla legge elettorale, il centrosinistra incassa due risultati che fanno ben sperare: il k.o. del governo sulle preferenze e una ritrovata compattezza tra Pd, M5S, Avs e area centrista. La maggioranza si è spaccata, le opposizioni hanno retto. Ora però la partita si sposta al Senato, dove il voto segreto non è previsto e la battaglia sarà più complicata.
L’opposizione compatta
La tre giorni di Montecitorio ha allontanato, almeno per ora, il clima di tensione seguito alla manifestazione di Napoli dell’8 luglio, quando le parole di Giuseppe Conte su Ucraina e riarmo avevano scaldato gli animi nel campo progressista.
La strategia comune sul voto segreto per l’emendamento sulle preferenze, poi il via libera all’emendamento sul voto dei fuorisede, hanno prodotto l’effetto opposto. Dal Pd filtrano soddisfazione e ottimismo: «La maggioranza è spaccata e l’opposizione è compatta» fanno notare.
La mossa del voto segreto
A rivendicare la scelta del voto segreto è Angelo Bonelli. «Il voto segreto sulla legge elettorale è stato proposto da me e Nicola Fratoianni a Elly Schlein e Giuseppe Conte. Inizialmente non c’era questa intenzione, ma abbiamo ritenuto strategico utilizzare uno strumento previsto dal regolamento della Camera per fare emergere le contraddizioni presenti nella maggioranza».
La mossa ha funzionato, dando l’opportunità a una trentina di franchi tiratori di impallinare Meloni, mostrando così le crepe nel centrodestra.
Il fattore Vannacci
Nel centrosinistra il voto ha però anche fatto suonare un campanello d’allarme: l’asse tra Fratelli d’Italia e Futuro Nazionale è possibile, e il tentativo di introdurre le preferenze sarebbe anche un segnale verso Roberto Vannacci.
«La presidente del Consiglio è consapevole che l’attuale perimetro politico della coalizione, formato da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, rischia di non essere più competitivo», dice Bonelli. Per Meloni, ora si pone «il problema del rapporto con Vannacci e della possibile sostituzione di un pezzo dell’attuale maggioranza con la sua formazione politica».
Fratoianni: «Non mettiamo veti»
Nicola Fratoianni parla di una possibile «alleanza nera-nera». Proprio questo scenario, secondo Avs, rende più urgente costruire una coalizione larga, senza veti preventivi. Alla domanda se sia pronto a lavorare anche con Matteo Renzi, Fratoianni risponde: «Non è nostra intenzione mettere veti, ci confrontiamo con tutti».
Parole che non possono essere soltanto di circostanza dopo settimane di tensioni su guerra, riarmo e collocazione internazionale del futuro centrosinistra.
Il fermento tra i centristi
Segnali di disgelo arrivano anche dall’area moderata. «Sono molto contento se riusciamo ad allargare l’area riformista a tutti quelli che sono interessati a far vincere il centrosinistra», dice il leader di Italia Viva Matteo Renzi: «Noi siamo pronti a costruire qualcosa di più grande di Italia Viva, tutti insieme. Ma partiamo da ciò che già c’è, non da progetti costruiti a tavolino».
Intanto, nell’area riformista, si muovono anche Alessandro Onorato con Progetto Civico, Ernesto Ruffini con Più Uno e, sullo sfondo, la sindaca di Genova Silvia Salis.
La prossima battaglia al Senato
Ora il dossier passa alla commissione Affari costituzionali del Senato. A Palazzo Madama non c’è il voto segreto, lo strumento che alla Camera ha fatto emergere le crepe nel centrodestra, ma le opposizioni proveranno a tenere la legge ferma il più possibile, attraverso le audizioni e ogni altro strumento parlamentare.
«Non avete idea della battaglia che vi aspetta al Senato», avverte il leader del M5s Giuseppe Conte.
E anche dal Nazareno assicurano che non sarà lasciato nulla di intentato.
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