La destra, Matteo Salvini in testa, chiede a gran voce la grazia e punta il dito contro i giudici che hanno condannato in via definitiva Mario Roggero, l’uomo che uccise due rapinatori e ne ferì un terzo dopo l’assalto alla sua gioielleria. Dimenticando un dettaglio: la legge sulla legittima difesa l’ha scritta proprio Matteo Salvini, vice-premier e leader della Lega. Correva l’anno 2019 e Salvini era ministro dell’Interno.
La condanna definitiva
I fatti risalgono al 28 aprile 2021. Tre uomini entrarono nella gioielleria di Roggero con il volto coperto, minacciando l’uomo, la moglie e la figlia. Erano armati di un coltello e di una pistola poi risultata giocattolo. Dopo aver preso gioielli e denaro, uscirono dal retro del negozio e salirono sull’auto per fuggire.
È a quel punto che Roggero impugnò la pistola, li inseguì nel parcheggio e sparò contro la vettura. Morirono Giuseppe Mazzarino, 58 anni, e Andrea Spinelli, 44. Alessandro Modica, alla guida dell’auto, rimase ferito.
Perché non fu legittima difesa
La destra continua a raccontare il caso come si trattasse di un’ingiustizia verso un cittadino che non ha fatto altro che difendere la propria incolumità e quella della sua famiglia. Ma i giudici, analizzando la dinamica dei fatti, hanno appurato altro: la rapina era finita, i banditi erano in fuga, il “pericolo attuale” non c’era più. Nelle motivazioni della sentenza d’appello, ora confermata, si legge che «l’azione aggressiva da parte dei rapinatori era totalmente conclusa».
Proprio per questo è stata esclusa la legittima difesa: non si trattò di una reazione mentre l’aggressione era in corso, ma di colpi esplosi dopo, fuori dal negozio, contro persone che si stavano allontanando.
La legge scritta da Salvini
Nel 2019 Salvini festeggiava la riforma della legittima difesa. Non ce n’era alcuna necessità: la legittima difesa già esisteva e funzionava, ma Salvini aveva sete di consensi facili. E anche la legge da lui firmata, fortunatamente, non consente di sparare sempre e comunque. Il punto resta il “pericolo attuale”: deve sussistere nel momento in cui si reagisce, non prima, non dopo.
Lo stesso articolo 55 del Codice penale, riformato in quella stagione, non trasforma la vendetta privata in legittima difesa. E il caso Roggero lo dimostra. La Cassazione non ha punito un uomo che si è difeso durante una rapina: ha confermato la condanna di un uomo che ha ucciso per vendetta al termine di una rapina. Nient’altro che un’esecuzione, come osservato dal pm.
La propaganda dopo la sentenza
Eppure Salvini è già tornato all’arrembaggio. Invece di spiegare perché una legge da lui sponsorizzata non copra né possa coprire quella condotta, cavalca l’onda populista e rilancia la retorica del cittadino che “deve potersi difendere”. A destra è un meccanismo rodato: prendere un fatto drammatico, distorcerlo, farne propaganda rivolta ad elettori particolarmente gonzi.
Il problema, uno dei tanti, è che Salvini è al governo da anni. Se davvero volesse aumentare la sicurezza, potrebbe occuparsi di prevenzione, investire nell’educazione e nel sociale anziché insistere su fallimentari campagne di repressione e chiedere leggi da far west. Ma, se lo facesse, non sarebbe Matteo Salvini.
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