La premier Giorgia Meloni, interpellata dal Corriere della Sera sul caso Roggero, chiarisce di essere stata lei a chiedere al ministro della Giustizia Carlo Nordio di attivarsi per la grazia: «Gli ho detto io di andare avanti, bisogna chiamare le cose con il loro nome, una cosa è il potere di concedere la grazia, e nessuno ha mai messo in dubbio che questa prerogativa appartenga esclusivamente al Quirinale, ma ciò non vieta al Guardasigilli di istruire il procedimento». Un’iniziativa che, però, traduce nell’ennesimo scontro frontale con il Colle.
Mario Roggero, condannato a 14 anni e 9 mesi di reclusione per aver ucciso i due rapinatori che, nel mese di aprile 2021, hanno fatto irruzione nel suo negozio, è diventato il nuovo sponsor del centrodestra. Da lui sono partite una serie di riflessioni sulla legittima difesa e sul desiderio di mettere mano alla norma che prevede il risarcimento civile anche a chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato. «A Roggero viene contestato di non aver avuto il sangue freddo in un contesto di alto pericolo e stress, picchi emotivi che raramente si riescono a controllare, perfino in reparti addestrati di tanti settori», ha commentato la leader di Fratelli d’Italia, «Se si subisce un’aggressione, il nostro cervello e il nostro fisico entrano in modalità “combattimento”, esiste una ampia letteratura a riguardo che spiega come l’adrenalina modifica tutti i sensi, il corpo, la percezione. Accade perfino a professionisti che nella vita si occupano di sicurezza, figuriamoci a un comune cittadino».
La tesi della presidente del Consiglio, quindi, è che nel momento della rapina Roggero non fosse effettivamente in grado di intendere e di volere. Aggiunge poi che i giudici, in fase processuale, avrebbero dovuto considerare che il 72enne aveva già subito una rapina a mano armata nel 2015, durante la quale era stato picchiato dai responsabili. Un trauma che, spiega, potrebbe essere degenerato in una reazione spropositata di fronte al ripresentarsi della minaccia. «Chi è in grado di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest’uomo? E a tutti coloro che lo fanno senza il beneficio del dubbio, dico con serenità che sbagliano, perché tutti dovrebbero farsi qualche domanda in più», ha quindi concluso.
Per la premier, ne consegue, la soluzione è una: rivedere le norme che regolano la legittima difesa e il risarcimento civile. Così che le persone incriminate per aver reagito a un’aggressione non vengano «condannate due volte». Annuncia così il via all’iter di approvazione della norma che esclude definitivamente la compensazione del danno per chi subisce ripercussioni mentre commette un atto illecito.
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