Il presidente del Senato Ignazio La Russa, in occasione dell’evento dei Conservatori e Riformisti Europei (Ecr) a Catania, ha fatto capire che non insisterà sulla reintroduzione delle preferenze nel testo della nuova legge elettorale: «Deciderà il vertice del centrodestra se riproporre l’emendamento sulle preferenze al Senato, ma se prima si capisce che il Parlamento è pronto a bocciarlo, è inutile ripresentarlo». Dai banchi della maggioranza, infatti, si sono moltiplicati gli scettici. La stessa capogruppo di Forza Italia a Madama Stefania Craxi aveva chiarito nei giorni scorsi: «Non mettetevi in testa di presentare un emendamento sulle preferenze qui: non ve lo votiamo».
Niente da fare, sembra, sull’emendamento 1.077 tanto caro a Fratelli d’Italia. Ciò non toglie che, secondo La Russa, l’iter di approvazione dello Stabilicum non durerà ancora per molto: «Credo che non ci sia motivo per allungare i tempi. I tempi saranno quelli giusti, in modo che la commissione possa occuparsi anche di altri provvedimenti». In commissione Affari istituzionali, quindi, il testo non dovrebbe rimanere molto. Nonostante le opposizioni abbiano da mesi dichiarato guerra alla riforma che intende modificare il Rosatellum.
Tuona, infatti, il leader del M5S Giuseppe Conte: «Bloccano per mesi il Parlamento su una legge elettorale truffa, del tutto incostituzionale, con una norma fatta apposta per sabotare la vittoria delle forze di opposizione, cancellando dal conteggio dei voti utili alcuni partiti», ha scritto sui social. Mentre la segretaria dem Elly Schlein, ospite a Reggio Emilia, ribadisce: «È l’unica priorità perché hanno paura di perdere». E, come riporta Repubblica, gli attacchi arrivano anche dal rivale numero uno del vicepremier Matteo Salvini, Roberto Vannacci: «È un’assurdità frutto di un inciucio. Senza le preferenze e con una marchetta pagata sulla raccolta firme a partitini come Azione».
Sulle parole di Schlein torna La Russa: «È un’enorme bugia sostenere che il Senato e la Camera pensino solo alla legge elettorale. Non vorrei che quelli che dicono che ci sono troppe cose da fare, poi invece cominciassero a fare ostruzionismo impedendo di pensare ad altro». La battaglia sulle preferenze, al momento, sembra persa. E la cautela del presidente a Palazzo Madama nasce anche dal fatto che Giorgia Meloni non può permettersi un’altra debacle parlamentare come quella dello scorso 14 luglio. È dietro l’angolo, peraltro, il rischio che il parere sul Melonellum slitti a dopo l’estate. La pausa estiva è prevista per il 4 agosto e non è detto che la commissione Affari istituzionali al Senato faccia in tempo a esaminare il testo.
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